![BOLLETTA SALATA, EYE-WATERING BILL, E “CHE VUOI CHE SIA”, UNDERSTATEMENT UNDER 21 [Bozzetto 72] BOLLETTA SALATA, EYE-WATERING BILL, E “CHE VUOI CHE SIA”, UNDERSTATEMENT UNDER 21 [Bozzetto 72]](https://www.romacampodeifiori.academy/wp-content/uploads/2026/08/Screenshot_2026-08-22-15-56-11-657_com.microsoft.bing_copy_1080x968.jpg)
***
FEATURED IMAGE
BY
WALTER GALASSO
[CON IA]
*********************************************
DI WALTER GALASSO

Un climatizzatore, installato a livello parietale vicino al tetto d’una stanza, eroga passivamente il suo ritmico lavoro. Ogni tanto par che suoni, talvolta invece è un mezzo gemello di un doppio baccano.
Meno male (per lui-esso) che gli mancano una psiche e un libero arbitrio, altrimenti, dolendosi di non essere più -e da un pezzo- uno status symbol, potrebbe decidere di ammutinarsi e andare in parentetica avaria, in una sorta di sciopero meccanico, polemico e ribelle.
Emana aria fresca come un dono confezionato con un nastro a base di speciale magia. Ah, bisognerebbe fargli un monumento, magari commissionando la statua a un artista non carestoso e tanto, tanto talentuoso, un genio che sia e resti alieno dal viziaccio, accio davvero, di voler apparire di riffa o di raffa un tipo sui generis, a costo di mettere al mondo, nel suo narcisistico pretesto, qualche eccentrica fetecchia. No, costui dovrebbe, buono buono e mogio mogio, forgiare, con demiurgica e chirurgica precisione autoriale, un’opera d’arte che sia tale e quale, o giù di lì, a una pompa di calore aria-aria, aggiungendole semmai, ma senza ledere l’imprescindibile criterio della rappresentazione verosimile, un non so che di provvidenziale. Come a voler dire: o condizionatore, meraviglioso campione di generosità tecnologica, grazie di esistere, gioiello e pezzo forte fra gli utensili di domotica fra le pareti di questa casa.
L’elettrodomestico ronza, e marcia impavido nel tempo, autorevole e mai autoritario, ché il padrone può sempre, pigiando “off” sul telecomando, zittirlo e condannarlo al letargo denominato “standby”, ma non può mai permettersi di non reputarlo, lassù, un’eminenza, non seconda a nessun cardinale. È un amico, un maggiordomo fedele, un’ancora di salvezza, uno strumento che si fa voler bene, un alleato contro il palindromo dell’afa. È attaccato a un muro, in bella mostra, come un quadro di un pittore assai quotato nello star system.
A voler trovare un peluzzo nell’uovo, con una pignoleria che qualcuno può scambiare per follia se il caveat sia troppo critico, un handicap ce l’ha: incide, eccome!, sulle bollette. Se chi lo possiede non sia un fortunatissimo paperone, e debba tirare la cinghia per arrivare alla fine del mese senza chiedere un prestito a una banca, qualora lo tenga molto in funzione può, al fatidico momento del disvelamento della bolletta, trasalire se legga un alto numero di schei da versare. Una cifra particolarmente esosa sulla superficie dello sgradevole documento può essere parente, sia pur alla lontana, di un faro che di giorno proietti raggi di buio sulla navigazione dell’umore personale.
“Speriamo che non arrivi una stangata!”, esclama fra sé e sé il signor Paolo Pepe, un uomo che sta beneficiando del refrigerio proveniente dal climatizzatore in oggetto. Indubbiamente serpeggia in lui -come una biscia dal collare, alias natrice, nel bellissimo Lago di Como- una preoccupazione, sottile e velocissima: il terrore che la prossima bill sia monstre.
Lui, a parte il dovere, per chiunque, di non sperperare denaro, è un tipo da un lato sparagnino, scriviamo pure un “arpagone”, e ogniqualvolta ha da scucire banconote quasi ne fa una malattia, chiedendosi, in un’amletica malformazione della sua introspezione, “piangere o non piangere, questo è il problema”; da un altro versa, in questo periodo, in una situazione finanziaria non proprio rosea. A ciò si aggiunga un terzo attributo negativo: è sovente affetto da fissazioni. Tendenzialmente nevrotico, ammorbato da un pessimismo privatissimo più che cosmico, è capace, all’acme di tali turbe, di scambiare una quisquilia per un problema di Stato.
E dire che tanti anni fa, meno adulto dei suoi attuali capelli sale e pepe, era munito, per beneficio istintivo, della salubre capacità di minimizzare la portata di qualche guaio ordinario. E infatti a quel tempo uno dei suoi brani musicali preferiti era “Che vuoi che sia”, dei Pooh. Il signor Pepe, allora giovanotto, ne prendeva in prestito il titolo e, op là, trasformandolo in un jolly quattro stagioni, era capace di cantarlo -a modo suo, dunque con qualche licenza poetica nel senso della citazione- a un amico che s’era buscato un infortunio durante una partita di calcio. O a suo fratello quando, reduce da un ennesimo brutto voto a scuola, era di pessimo umore, non sentendosi al riparo dal rischio di una bocciatura alla fine dell’anno didattico. Paolo era spesso pronto, con il suo terapeutico “Che vuoi che sia”, a tentare di spegnere le fiamme di un’isteria causata da preoccupazioni più o meno fondate.
Talvolta, e addirittura, mentre canticchiava il suo (plagiato) mantra, aveva un’espressione facciale che voleva essere un modo di mimare la serenità ch’egli consigliava, ma, di fatto, con quel suo sguardo da pesce lesso poteva pure essere scambiata per un’indisponente presa per i fondelli. Il pompiere metaforico, generoso nella filantropica voglia di gettare acqua di understatement su inquieti falò, rischiava di effettuare un intervento boomerang, e invece di un “grazie” poteva ricevere indietro una colorita, verace parolaccia terra terra.
A prescindere da questa eventualità, comunque, la parte più importante nella rievocazione di questo suo antico modo di essere, tutto sommato simpatico, è la sottolineatura dell’utilissima positività che contrassegnava il suo carattere di allora.
Che fine ha fatto la spensieratezza di quel boy? Dove si è cacciata quella virtù? Una domanda destinata a restare senza l’amicizia di una risposta, a meno che per risposta si intenda la tesi “questo essere umano strada facendo è cambiato, e forse ci sta”. In lui, più o meno dopo il ventesimo compleanno, quando era uno studente universitario, l’aplomb ha iniziato a tramontare mentre albeggiava una forma mentis meno lontana dall’aggettivo “plumbeo”, nei frangenti in cui, per un motivo o per l’altro, si sentiva in critica difficoltà. In seguito è gradatamente peggiorato, e da qualche anno…
In questo momento, però, mentre il baby boomer si mette alle pendici del climatizzatore, e l’arrivo del fresco gli regala un grande piacere, forse sta per accadere un parziale miracolo. In una parte del suo organismo sorge l’inizio di un incubo, quello, appunto, di un salasso quando arriverà la bolletta e sarà “eye-watering bill”; in un’altra, in un angolino del suo discreto cervello, sboccia, come un promettente e freschissimo germoglio, un incipiente “Che…”. Forse sta per ridire, a distanza di tanti anni, “…vuoi che sia”, ma, mannaggia!, in un’altra ancora, cioè nelle sue orecchie, arriva la suoneria d’una telefonata nel suo smartphone. Mentre l’uomo si avvicina al dispositivo -sdraiato su una scrivania, a qualche metro di distanza-, il “Che…” perde la chance d’essere seguito da “…vuoi che sia”, e s’inabissa in lui.
Forse, e magari, già dopo la call ritornerà a galla. Peccato se, invece, resterà laggiù a lungo, per esempio per dieci anni. In tal caso, comunque, sarà ancora integro, nella sua reputazione, l’onore di aver avuto tanti anni fa la virtù di saper minimizzare un problema. Potrà essere definita “Understatement Under 21″…
Walter Galasso
