STT, SCUTTLE TRIPPA TWO, GABBIANO UN SACCO BELLO   [Microracconto 26]

STT, SCUTTLE TRIPPA TWO, GABBIANO UN SACCO BELLO   [Microracconto 26]

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FOTOGRAFIA  DI  WALTER  GALASSO

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DI WALTER GALASSO

   Giornata da bollino rosso, almeno secondo la stragrande maggioranza dei bollettini meteorologici. Tutti, sia quelli con dati Auditel da urlo che i programmi visti a malapena da quattro gatti, ieri sono stati concordi, in un idem sentire benedetto dalla sacertà della scienza: oggi caldo boia.

   Molti esseri umani sono preoccupati, mentre se ne frega un portentoso  gabbiano, protagonista di una speciale performance. Mi imbatto in lui e la mia prima reazione è un profondo stupore  L’ animale, dotato di un non so che di straordinario, sta passeggiando -con il volo in pausa- su una pista di sampietrini. Giganteggia rasoterra, facendo meraviglie agli occhi dei presenti.

   Sembra, in tutto e per tutto, una persona intenta a fare una bella, rilassante promenade all’aria aperta, mossa dalla voglia di fare sport e contestualmente captare una sporta di immagini degne di memoria eterna. Marcia impettito, seguendo una precisa, ordinatissima traiettoria, come un’automobile che, viaggiando in una carreggiata, stia attenta a restare nella sua corsia, senza mai sconfinare in un’altra quando la legge non lo consenta. Il pennuto personaggio, evidentemente liberissimo di andare, ad libitum, dove più gli piaccia, e nel modo a lui più gradito, stoicamente -si fa per dire- si sacrifica e si autolimita, imponendo a se stesso, con un severissimo input proveniente dalla sua tenerissima testolina, di procedere in modo dritto, regolare, sempre nella stessa direzione.

   In questo suo moto, che equivale a un culturale terremoto capace di mettere a soqquadro un sacco di pregiudizi sul quoziente intellettuale degli animali, la sua testa oscilla, come un metronomo al ralenti: si gira verso destra, poi verso sinistra, poi di nuovo verso destra… Esso, egli, questo fuoriclasse non si vuole perdere, a livello di ricchezza percettiva, nulla, avverte l’esigenza di monitorare gli spettacoli sia a oriente che a occidente.

  Ha molto in comune con quelle persone che, uscite per fare shopping, magari in una fase di ghiotti, invitanti, saporitissimi saldi, mentre passeggiano su un marciapiede guardano non solo le vetrine più vicine, ma anche quelle dei negozi dall’altra parte della strada, per tenere sotto controllo la situazione, per percepire ogni bottega che possa costituire il teatro di un acquisto sinonimo di “occasionissima”. Lui, il singolare gabbiano a spasso per la città, non credo voglia comprare qualche capo di abbigliamento, o qualche accessorio glamour a prezzo stracciato. La sua attenzione è meno parziale e più vicina all’idea di una mezza universalità dell’interesse. Lui ha sete di conoscenza non profit, vuole vedere spiare recepire, il suo spirito d’osservazione va e vaga e sembra che non abbia una precisa meta, e invece ce l’ha, ce l’ha, e chi non creda a questa tesi pecca perché non ha mai visto questo essere in questo tipo di spostamento dentro Roma.

   Già divenuto suo fedele ammiratore, desidero attribuirgli un nome e decido, in quattro e quattr’otto, di chiamarlo Scuttle Trippa Two, in onore del pianeta Disney. Va bene anche, per amor di pregnante ed eloquente abbreviazione, l’acronimo e acrostico STT. Tale sigla è pure acrostico perché la meraviglia di questa creatura esorta a un rispettoso silenzio. Qui bisogna ammirare il protagonista -campione su un proscenio on the road, involontariamente istrione- senza che lo spettatore si intrufoli, con un’irruzione di straforo, nel protagonismo medesimo, per mettersi in mostra con narcisismo mentre loda un animale. Scuttle Trippa Two non merita una cosa del genere. Deve essere visto, studiato, contemplato (anche) da un essere umano senza che questi ci guadagni qualcosa nella visione.

   Ovviamente mi preme sottolineare che, qualora qualcuno si permetta di seguirlo per uno scopo come fare una fotografia turistica e poi, alla fine della vacanza, farla vedere a qualcuno, io derubrico questo peccato a peccatuccio e anzi lo guardo con simpatia, almeno da certi punti di vista.

   Questa ‘semidigressione’ non è casuale, perché dianzi ho captato nel mio raggio d’azione, con la cosiddetta coda dell’occhio -io cerco di renderla più lunga della coda di una giraffa- un turista, fermo e in attesa di qualcuno o qualcosa, un giovane corredato di badiale equipaggio. Se tanto mi dà tanto stava e sta in attesa di tuffarsi, con un portafogli lungo, in un affitto breve, ma il punto non è questo. Nel mettere mentalmente insieme, fra i dati percettivi assimilati dal mio sguardo mattutino, il gabbiano in processione sulla via e il turista in attesa di una casa-hotel, due entità fra loro diversissime, ipotizzo, quel giovane essendo ora alle mie spalle, che l’animale ignori l’uomo e l’uomo, invece, non veda l’ora di prendere il suo smartphone e fargli una fotografia e/o un video. Nella sintesi di un’emozione concentro un ragionamento in cui, parlando idealmente al turista, grosso modo gli dico “E vabbè, io ti perdono: lo so che probabilmente vorrai usare la foto o il video come un souvenir più che in segno di purissima ammirazione verso questo seagull, però v’è comunque un valore in questo mezzo errore, perché comunque tu renderai omaggio al mio amico STT…”.

   Certe volte, lo ammetto, sono un po’ idealista, troppo ottimista, e a furia di ‘ista’ divento un ingenuo anticonformista. Mi giro, certo che l’uomo sia già all’opera, e invece… Invece ‘sto tipo da spiaggia caraibica s’è girato da un’altra parte. Il gabbiano Scuttle Trippa Two? Zero curiosità nel distratto giovanotto, ha altro a cui pensare.

   Se questo racconto finisse qui, non sarebbe a lieto fine. No, non finisce qui, anzi il meglio, vicinissimo all’explicit, deve ancora arrivare.

   L’umanoide, ehm, pardon, voglio dire ‘don X’ snobba l’animale, mentre STT sta guardando, compunto e scientifico, il giovane. Caro Scuttle Trippa Two, amico mio, lasciatelo dire, tu sei un sacco bello…

Walter Galasso