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File : Acqui Terme – Porta della Bollente – 2023-09-24 23-04-07 001
Descrizione
Porta della Bollente
Data
12 settembre 2020
Autore
TeKappa
File rilasciato sotto licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale.
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https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/deed.en
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DI WALTER GALASSO

Signore e signori, internazionali amiche e amici di questo sito Internet, anche oggi l’Academy Roma Campo de’ Fiori viaggia nel mondo, alla ricerca di bella Cultura.
Oggi vi dedica un ‘voyage’ in Piemonte, nel Monferrato, lo splendido territorio che è Alto a sud e Basso a Nord -vicino alla sintetica pregnanza racchiusa nel nome “Po”-. Un paradosso (di terminologia geografica) che è un ottimo biglietto da visita, già foriero di vivace e preziosa originalità.
Qui fu il mare. Passato remoto, remotissimo, ma nella Cultura l’eternità dei significati risucchia i distinguo fra i tempi, e quando ammiriamo la bellezza di certi suoi borghi, per esempio Cella Monte -fra quelli più affascinati del Bel Paese-, e gli occhi vedono qualche fossile marino, alle narici arriva l’inconfondibile odor di Nettuno. Saggezza culinaria volle del resto acciughe nella bagnacauda, forse per alludere larvatamente a questa ibrida, metafisica ambiguità.
In questo inizio di autunno, comunque, da queste parti siamo di passaggio, come en passant lodiamo i suggestivi Infernot, spelonche rispetto alle quale il livello del suolo è un settentrione. Zero luce, no aria diretta, mentre il vino, custodito, stagiona e matura come un adolescente, scavezzacollo, pian pianino diventi un assennato matusa. L’UNESCO, non il dilettante della porta accanto, vedendo un viandante che non li notava, tutto preso dalla voglia di un selfie con un influencer che sbologna merce con pifferi di ASMR, lo ha bruscamente chiamato e richiamato. “Ehi, tu, dove credi di andare?”. E dal 22 giugno 2014 essi sono, qual Patrimonio dell’Umanità, sotto la sua Tutela. Ciao, cantine ipogee che strabiliate spettatori con le misteriose scintille di rebus in quel nome peculiare, arrivederci. Porterò i vostri saluti al gioiello dove io e il mio pubblico oggi siamo diretti, in quel di Acqui Terme.
Ho un preciso obiettivo, un tributo al cuore artistico di questa città, e per dedicargli il mio omaggio ho da mettere provvisoriamente fra parentesi anche una Mission che il mio engagement si prefigge: tentare di dirimere un problema e perorare la causa di una riapertura di un gigante ferito, la Piscina Monumentale di Acqui Terme, già swimming pool più grande d’Europa. Uno spettacolo, davvero un piccolo mare. Voglio esortare (a ridarle appieno la gloria) chi possa, in un modo o nell’altro, causare l’abbandono del suo stato d’abbandono. Dal settembre 2019 la sua prima acqua è rappresentata dalle lacrime ch’essa versa, nel decadente silenzio della sua malinconia. Se sarà il caso non esiterò a lanciare un SOS addirittura alla Mole Antonelliana, che, quanto al dolore di aver avuto un record e averlo poi perduto in un suo inesorabile tramonto, ne sa qualcosa. L’alleanza con la sede del Museo Nazionale del Cinema renderà facilmente possibile il sogno di rivedere in auge, come dimensione di nuoto, i 7.500 metri cubi d’acqua del tempio delle Antiche Terme. Arrivederci anche a voi, vasche monstre e bellissime, ho il dovere d’essere latore pure dei vostri saluti al principale indirizzo di questo Tour.
Qualsiasi persona acquese, lungi dal potersi chiedere quale esso sia, ha già capito il capolavoro che voglio onorare: La Bollente. Essa simboleggia così profondamente questa città e la sua gente da poter costuire un eloquente, paradigmatico emblema della valenza rappresentativa di un’opera d’arte, anche come icona di un intero territorio. Ubicata nell’ombelico del Comune, ha un fascino che possiamo definire uno e bino.
La sua parte esterna è una deliziosa e templare edicola, con struttura precisamente ottagonale, informata a stile eclettico, con un ricco pot-pourri di caratteristiche. Si deve all’estro del ‘doppio dottore’ Giovanni Ceruti -cognome talvolta scritto “Cerruti”-, professionista che si presentava “Ing. Arch.”, ed è impreziosita, anche su un piano di fenomenologia geometrica, da sfarzose scale e balaustre, con nuances di eleganza da Belle Époque.
Questo impianto architettonico custodisce la quintessenza del suo valore, cioè una polla alquanto speciale, una sorgente che si fa notare già nella descrizione della sua acqua: salso-bromo-iodica -il ‘treno’ non è ancora finito, c’è come minimo un altro vagone- e sulfurea.
Questa sorgente eccelle, a livello scientifico, da molti punti di vista. L’acqua è caratterizzata da un’alta temperatura, circa 75° -calore evidentemente all’origine del suo nome-. È insita in questa cifra (quasi record) un’altra eccellenza, alla base della possibilità di cotanti gradi in superficie: la velocità di salita. Proveniente dalle viscere della Terra, l’acqua può essere così bollente quando arriva su nella misura in cui sale ‘precipitevolissimevolmente’, a una velocità straordinaria, che le permette di non raffreddarsi nel notevole cambio di livello. Altre mirabilia sono legate alla portata di questa spettacolare sorgente: la bellezza di 560 litri al secondo.
Veloce, bollente, caldissima, capace di emanare un forte odore di zolfo e un pittoresco vapore (visibile pure in piena estate), La Bollente è benefica e in passato serviva addirittura come ‘termosifone’ avant la lettre, per così dire, un ‘brentau’ portando nelle case la sua acqua.
E poi è una sorgente anche di ‘cittadinanza doc’. Narra la leggenda che in illo tempore i neonati venivano immersi per una brevissima durata in essa, nel suo alto calore. I bambini che sopravvivevano erano reputati eccelsi figli della città e meritavano l’appellativo “sgaientò”, id est “gli scottati”. Una narrazione che, al netto dell’indole fantasiosa del preciso contenuto, fotografa esaustivamente, su un piano simbolico, il profondo legame fra Acqui Terme e la sua centralissima fontana.
Una sorgente d’acqua e pure di ‘talento sgaientò’. L’amore e il rispetto verso la sua importanza sono, in tutti gli animi acquesi, una condizione, quasi a priori, della gioiosa sensazione di sentirsi prole doc della loro bella città.
Walter Galasso
