![IL CLONE DI UN MEME VIRALE È SOLO UN BIDONE [GALASSIA UNO…/ 69] IL CLONE DI UN MEME VIRALE È SOLO UN BIDONE [GALASSIA UNO…/ 69]](https://www.romacampodeifiori.academy/wp-content/uploads/2026/07/IEkm33Kq_copy_1080x1350.jpg)
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FEATURED IMAGE BY WALTER GALASSO
[CON IA]
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DI WALTER GALASSO

Un ufficio, e nell’équipe che ivi lavora una ragazza, Dafne, dietro un rispetto di facciata, proprio non sopporta Giovanna. Semplici i motivi di questo sotterraneo attrito. Prima causa: pur vigendo ufficialmente democrazia in questo gruppo, tutte e tutti uguali, Giò si atteggia a leader. Seconda: crede d’essere Miss Universo.
La Giovanna è vista da Dafne come una donnicciuola assai montata, aspirante mandrake in gonnella, signorina così altera, saccente, piena di sé che si ha il dovere di scrivere “peccato che nessun tribunale l’abbia arrestata”. In ultima analisi, infatti, la presunzione secondo lei può essere interpretata come un reato, e non solo un vizio etico.
Giovanna Minervina è una giovanotta che lavora in tale ufficio, ubicato nell’ombelico di questa cittadina, sin da quando esso è nato. La sua autostima, decisamente esagerata e patologica, ha un mostruoso raggio d’azione. Ella crede di essere una splendida, irresistibile gnocca da urlo, sexy vamp capace di fare eccitare moltitudini di drudi -innanzi a lei perdutamente innamorati-, e, nella sfera professionale, s’impanca a superdonna in carriera. Davanti alla tastiera QWERTY del suo computer ha un’espressione tronfia, sprizza alterigia da tutti i pori, apre la ruota con una vanità che rasenta la malattia mentale, e Dafne, dietro “Buongiorno, Giovanna, dormito bene?”, la odia. Invece che ergersi a woman megagalattica, campionessa di milioni di virtù, meglio farebbe a lanciare un umile S.O.S. a un luminare della psicanalisi, per chiedergli di guarire la sua iattanza. Si bea del suo know-how di scienziata aziendale, nel team professionale in cui lavora pretende di aggiogare tutti i colleghi, guardandoli dall’alto in basso, sovente rimproverandoli, non dando confidenza a nessuno.
Secondo la sua mente, ch’ella crede più dotata di quella di Kant, nello staff la leadership le spetta di diritto, ché lei ha una marcia in più, ché il suo cervello è di un altro pianeta e quello degli altri fa acqua da tutte le parti, eccetera. La dottoressa Dafne Fumagallo, che eroga le sue prestazioni lavorative dietro una scrivania vicinissima a quella di Giovanna, talvolta, durante picchi di armonica ipocrisia, esteriormente la tratta con i guanti, la rispetta con cavalleresca acquiescenza, le obbedisce con sorrisi radiosi se la donna le invia una richiesta che puzza di diktat. Arriva a lodarla con sviolinate ai confini di un embrione di piaggeria. Ieri l’altro, per esempio, mentre, in un break collettivo, chiacchieravano affrontando argomenti di alta finanza, a un certo punto ha iniziato a dirle che è un’arca di scienza, che sconfigge per kappaò ogni competitor, che rappresenta, nel loro gruppo, la pièce de résistance, e altre fesserie del genere. In cuor suo, però, la detesta, prova una idiosincrasia così forte che in essa la sua Stimmung è nettamente negativa, piena di tensione e stress. Disprezza particolarmente la sua gasata convinzione di essere una venere.
In effetti costei merita appieno un soprannome datole l’anno scorso da un collega, Marco, un bravo commercialista con l’hobby di sfottere in modo sarcastico e giambico chi, come ‘sta tipa, sale su un piedistallo e da lì emana sicumera in quantità industriale. Il dottore ebbe a definirla, un giorno in cui lei era assente -influenzata, con 37 di febbre-, “Miss Sonosuperbona”. Lei è certa di apparire una diva stellare.
Purtroppo questa esaltazione tende pure a peggiorare. Adesso, per esempio, seduta su una solenne poltrona presidenziale, come al solito affetta da una boria record, si alza all’improvviso, con uno scatto non privo di un nevrotico fastidio, e si appropinqua alla finestra. Le altre persone presenti in questo bureau non riescono a capire che cosa frulli nel suo cervello. La Gianna chiude precipitevolissimevolmente le tende, senza chiedere prima il permesso agli altri, e nel ritornare nella sua postazione borbotta “Ah, così va meglio, sono sicura che qualcuno abbia il vizietto di spiarmi con un binocolo, un’osservazione che mi dà molto fastidio”. Dafne, seduta vicino alla porta del vano, resta di stucco. È esterrefatta di fronte alla megalomania della dottoressa. Pensa “questa stronza peggiora a vista d’occhio, di questo passo dovranno ricoverarla in un manicomio, il suo cervello è davvero sciroccato”. La dottoressa Fumagallo, tra l’altro, è pure aduggiata dall’atmosfera che si è venuta a creare dopo l’iniziativa di “Miss Universo”. Il vano è in penombra, scarseggia la luce, v’è nell’aere un non so che di asfittico.
Giova contestualmente precisare che questo immobile si affaccia su una street importante della città, Via Mazzini, un cardinale asse viario. Dafne, quando è stata assunta, ha subito pensato che fosse un edonistico vantaggio usufruire, in pause lavorative, d’una bella vista panoramica sul centro del territorio, pieno di negozi, teatro d’un costante viavai, caleidoscopico show di varia umanità. “E adesso?”, si chiede nel pensiero la povera signorina: se tanto le dà tanto la ‘zarina’ ha chiuso quelle tende volendo che restino sistematicamente così.
La ragazza non apre bocca, non osa fiatare, ben sapendo che se si permetta di contestare l’atteggiamento della ‘badessa’ scoppia un quarantotto. Ingoia, pro bono pacis, l’amaro boccone, si sciroppa il sopruso con una passività paragonabile alla debolezza di un agnello, ma nella sua interiorità è nervosissima. “Ma proprio a me doveva capitare la iattura di lavorare gomito a gomito con una mentecatta?! ‘Sto buio mi dà fastidio, mi sento minacciata da una crisi di claustrofobia. E poi non è giusto che una parigrado debba agire come se sia la nostra presidentessa. Lei è una di noi, punto e basta. Il suo modus operandi è un autentico abuso, attenta alla democrazia sotto questo tetto”. Un mumble mumble alquanto incazzato.
Anche il dottor Massimo Loiacono, forse la persona più preparata in questa squadra, non ha gradito l’ennesima manifestazione di arroganza di questa collega. Ormai è lì lì per sbottare, non la sopporta più. ‘Sta eroina dei suoi stivali gli sta facendo girare i co…ncetti. Ella ha passato la guadagnata, pecca di superbia, non rispetta gli altri, e meno male che gerarchicamente non gli è superiore, perché se ne fosse la capessa sarebbe citata dai mass media come tipica dirigente avvezza a bullizzare i subalterni, a perpetrare avanie in salsa di esecrabile mobbing.
Max guarda con aria complice, come a comunicare “la odio quanto te”, Dafne, la quale, comunque, riesce, con un acrobatico miracolo della sua pazienza, a non perdere le staffe, dissimulando tutta l’ira che sta incendiando il suo cuore, però avverte l’esigenza di allontanarsi da questa megera. Inventa una scusa e finisce anzitempo la sua giornata lavorativa. Vuole uscire, prima dall’appartamento e poi da tutto l’edificio, per guarire una tonalità emotiva a dir poco nervosa.
Giovanna, però, commette l’errore più grave nella storia di questo ufficio. La rimprovera, perché se ne sta andando prima. Quando è troppo è troppo. Dafne non ne può più. Stavolta vuole reagire, e le viene in mente, per punire la stronza, di emulare la ormai celeberrima Sophie Cunningham, una cestista, diva del WNBA, che ha puntato un dito contro un’avversaria, dopo averne subito uno sgarro. L’indice, restato così per circa 22 secondi, è diventato famosissimo. Dafne bisbiglia all’amico Massimo “filmami”. Poi si gira verso la zarina, la manda a quel paese, e nel dirle “mo mi hai proprio rotto, qui siamo tutti uguali, nessuno ti ha nominata imperatrice, chiaro?”, le punta l’indice contro, come Sophie, mentre Max riprende la scena con lo smartphone. Ne consegue un litigio, e Dafne se ne esce, sbattendo la porta, per comunicare “altro che obbedirti e rimanere fino all’ufficiale orario di chiusura!”. Una bella soddisfazione.
Peccato che, quando Massimo le invia il filmato, lei lo posta su un social network, ma il video non trionfa. Lei non ha nemmeno un millesimo della gloria social di Sophie. Non è giusto, ma tant’è. Il dito puntato di Sophie ha un grande successo, quello di Dafne no, il suo clone di un meme virale è solo un bidone. La Fortuna, talvolta, fa figli e figliastri…
Walter Galasso
