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FEATURED IMAGE
FOTOGRAFIA DI WALTER GALASSO
ROMA, VIALE TRASTEVERE, 28/05/2026
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FLASH FICTION – MICRORACCONTI
MICRORACCONTO 25
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DI WALTER GALASSO

Roma, Viale Trastevere, microcosmo a bordo del tram 8. Partito da Casaletto, nel quartiere Gianicolense, e diretto a Piazza Venezia -antico paradigma della “Times Square” a New York-, il mezzo pubblico, che pullula di gente eterogenea, adesso è vicino al Palazzo del Ministero della Pubblica Istruzione. Una turista non vede l’ora di passargli davanti, per scattare una foto, con ossequio mentale, a un edificio monumentale. La ragazza, che evidentemente non conosce bene questa parte di Roma, chiede a un’amica “quando arriviamo davanti al Ministero?”, e il suo tono par denotare la mistica voglia che tramonti un molesto mistero.
Le due giovani donne sono circondate da una babelica complessità, un melting pot di disparate persone. La somma dei significati che serpeggiano in loro spezza ogni rischio di noia, come in un silenzio fiorisce vivacità all’arrivo di un vento che ulula in una valle e sembri un messaggio del cosmo.
In un angolo, acquattata in un alone di ibrida ambiguità, v’è una suora peccatrice, nel senso che sta assaporando con voluttà il saporito contenuto di un cono gelato. Mentre degusta scientificamente le caratteristiche organolettiche della leccornia, e sembra andare di fretta per paura che lo squisito malloppo di ice-cream inizi a sciogliersi, nessuno le dice “Ah, ah, sorella, mi meraviglio di lei, così immersa in un peccato di gola!”.
Non la rimprovera neppure un signore che ha un atteggiamento da duro, ma ci tiene al tempo stesso ad apparire simpatico. Chi lo definisca eventualmente gagliardo con la “g”, e non gajardo, con la “j”, gli fa uno sgarro. Ride in romanesco. Tradirebbe, io credo, il miglior amico per un piatto di lenticchie, forse pure per un cucchiaio, per un pizzico di Potenza in più nella società.
La sua leadership a bordo deve però, a un certo punto, fare i conti con tre signore -non giovanissime, assai arzille e con una grinta a mille-, che salgono sul veicolo non correndo affatto il pericolo di passare inosservate.
Gigantesse di tenerezza, inscenano un principio d’involontaria pièce nel decidere, mediante un democratico dibattito all’insegna d’una caciara jazz, come obliterare i loro biglietti. Due indossano occhiali scuri, effetto Hollywood, e, sedendosi su due sedili limitrofi, assumono una postura tale e quale a quella di una coppia che vidi su un aereo, due sorelle che stavano effettuando il loro primo viaggio in volo, e perciò, avendo sia paura che eccitazione, nella loro somma erano tesissime. Le due passeggere del tram sono più o meno identiche, salvo le cinture di sicurezza. La terza, forse infastidita dal fatto che le altre siano vicine e lei ne disti un metro, non inforca sunglasses, con tutti i danni che tale mancanza arreca a una voglia di outfit rock, però si rifà, recuperando parte del gap, con un paio di scarpe alla moda, mentre quelle delle amiche forse sono la refurtiva di un furto in un museo.
Proprio quando il femminile trio diventa meno vispo -il loro brio, comunque, non si ammoscia, limitandosi a perdere solo qualche punto nello score complessivo- succede un evento, vivacissimo, che controbilancia il suddetto decremento.
Il tram, statico davanti a una fermata, sta per ripartire. Una signora, distante dal mezzo, non ci sta a perderlo, e accelera, come un umano dragster. Evidentemente crede che la necessità di attendere la corsa successiva equivalga alla sfiga di una persona di cui si dica “si è attaccata al tram”. Precipitevolissimevolmente riesce, dopo una corsa pazzesca, a salire prima che le decine di tonnellate del bolide riprendano il viaggio nella Bellezza di Roma.
Un attimo dopo essere salita costei, sedendosi sul primo posto libero utile, inizia a scatenarsi, ancora con il fiatone spettacolare, in un dionisiaco show di giubilo. Un’esultanza, mi chiedo, forse degna di miglior causa? Sospendo il giudizio, talvolta il gusto agrodolce dello scetticismo diventa un sapore di giulebbe. La signora esclama “wow!, ce l’ho fatta!, ce l’ho fatta!”, mentre nello stesso itinerario -dalla sua bocca al mondo esterno- esce “puff pant pant”, e i battiti del cuore aspettano, nella gentile durata del tempo, di indietreggiare da una molesta tachicardia.
Continua, per secondi che sembrano le sorelle maggiori chiamate “ore”, a estrinsecare la sua letizia, che ovviamente mi appare carina, anzi carinissima, prima stavo scherzando: l’apogeo è toccato quando arriva addirittura, già seduta, ad alzare le gambe, in un piccolo numero atletico. Lei già negli “anta”, con tinta di neve qua e là in una chioma curata, ritorna un po’ indietro nel tempo, abbandondosi a una reazione che ha forse avuto quando, ancora immatura, giocò su un’altalena.
Apprezzo la signora per questo suo estroverso comportamento. La più palese virtù in questo atteggiamento è la capacità di dare valore a un piccolo risultato, meritando sinceri complimenti, perché una soggettività precipua autrice delle proprie emozioni è espressione di libero arbitrio gagliardo -stavolta va bene con la “g”-. Un merito in lei ancora più lodevole è il fatto che questa persona non è chiusa in sé, vuole Comunicare con i suoi paraggi, non si accontenta di un pareggio fra l’altrui e una propria indifferenza, prova a gettare ponti fra sé e gli altri.
Fra un punto esclamativo e un altro, infatti, si guarda intorno, a caccia di destinatari dei suoi messaggi, ghiotta di una potenziale, solare condivisione, sul social network chiamato “Realtà”.
Walter Galasso
