![VALLE DELLA CAFFARELLA, IL GIRINO TADPOLE, ASSO DI METAMORFOSI, SORRIDE ALLA NATURA [Bozzetto 58] VALLE DELLA CAFFARELLA, IL GIRINO TADPOLE, ASSO DI METAMORFOSI, SORRIDE ALLA NATURA [Bozzetto 58]](https://www.romacampodeifiori.academy/wp-content/uploads/2026/05/jstoner22-eggs-6214814_19201_copy_923x1845.jpg)
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FEATURED IMAGE
Foto di Joshua Stoner da Pixabay
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DI WALTER GALASSO

Un banco di girini, fanno un bagno in uno stagno. Pool non branco, neppure bianco, non incute paura, anzi è fonte di tenerezza in chi lo osservi, ed è ammantato di colore vivace. Li guardo con riguardo, mentre il mio animo sente il sublime profumo della Valle della Caffarella e di tutto il Parco Regionale dell’Appia Antica.
Queste creature serpeggiano, nuotano con infantile leggiadria, sono potenzialità di un futuro da esemplari adulti, ma, al netto di questa incontestabile descrizione, hanno già un fascino maturo. Enigmatiche larve di rana, adesso senza il ricovero in un senso di tana protettiva, pisciformi campioncini, privi di zampe ma ricchi di un’istintiva curiosità, sguazzano nell’acqua come microscopici spiriti di un’energia ibrida, chiarissima e misteriosa al tempo stesso.
Il loro movimento può ipnotizzare. Sono discoli folletti, birbanti bebè a corto di un razionale autocontrollo. Intorno allo specchio d’acqua, che ospita le loro performances con una neutralità affettiva solo apparente, v’è un sobrio e intensissimo spettacolo, soprattutto bucolico, ma la fantasia può vedere, qua e là, georgiche performances di draghi, innocui e contadini. I girini, i protagonisti di questo quadro, in teoria ignorano ogni sfumatura dell’ambiente circostante, ma non è dato di escludere qualche colpo di scena nella dimensione che immane a questi esseri.
Laggiù, lì dentro, nella vita che pullula dietro l’apparenza della loro minuscola fisicità, che cosa accade? Posso tirare a indovinare, o mettere in atto l’ambizioso tentativo di sublimare il mio umano intuito e captare al volo, pur rimanendo con i piedi per terra, una possibile risposta. Ma, non lo posso negare, le chances di azzeccare la verità sono assai basse. Urge uno slancio simpatetico, uno sforzo supplementare di un’immaginazione prestata alla conoscenza scientifica.
E se, invece ma non troppo, lancio un SOS alla poesia? Buona, anzi ottima idea, ma quei piccoletti, me lo sento, sono capaci, benché senza una deplorevole malafede, di fregare pure l’Elicona. Possono bluffare, far credere di provare Est mentre il loro cuore fa gli occhi dolci a Ovest. Possono, romantici filibustieri, ingannarmi, scatenandosi come in preda a tarantolato e dionisiaco entusiasmo mentre nella loro segretissima privacy, un bunker invalicabile e off limits per tutti gli esseri umani, forse versano in un brutto quarto d’ora di noia faunistica. Oppure qui ed ora stanno abilmente dissimulando un ribelle disagio in quel liquido. Tutto è possibile, a maggior ragione la sensatezza di quest’ultima congettura, perché nel loro destino -una specie di festino dove si stravolge il tran tran della normalità- è scritta la traumatica necessità d’una rivoluzione da capogiro.
Una palingenesi rispetto alla quale tante presunte res gestae di mezze cartucce in auge -valgono ‘zero virgola’ e il sistema le gabella per il non plus ultra della novità e del valore- sono delle reazionarie e banalissime fetecchie. “Signore e signori -potrei dire, urbi et orbi, dietro un microfono con amplificazione internazionale-, ladies and gentleman, vi presento delle creature capaci, nella loro evoluzione, di una svolta a centottanta gradi”. Qualche secondo di pausa astuta, per solleticare, con scafata suspense, un pepato e irrequieto input di curiosità irresistibile, e poi continuerei a reclamizzare, in una sviolinata rigorosamente non profit, una loro straordinaria caratteristica.
Questi originali organismi attraversano, a un certo punto della loro anomala crescita, una ‘palingenesi’ per certi versi drammatica. Op là, e cambiano da così a così, in una metamorfosi stupefacente. Adesso sono acquatici, un domani saranno terrestri.
È come se Cesare, un simpatico signore che lavora in un supermercato a Roma, vicino a Via Giulia, fra tre giorni diventi un uomo con le ali, in tutto e per tutto simile a un uccello, magari a un’aquila, non potendo più, per questo incredibile mutamento, né lavorare in quel negozio né andare allo stadio, quando gioca la sua squadra del cuore, e sedersi normalmente in mezzo ai colleghi tifosi, né… Questo personaggio, nel cambio, guadagnerebbe molto, in primis la realizzazione del classico e antico sogno di volare, ma perderebbe tante facoltà e, conoscendolo un po’, sono sicuro che, tutto sommato, non la prenderebbe benissimo, provando un forte desiderio di tornare a essere un normalissimo uomo.
Ben diversi i girini che abitano in quel laghetto -per loro è esteso forse come la somma di Oceano Pacifico e Oceano Atlantico appare a una persona-. Diventeranno terrestri in una serenissima armonia, nonostante l’alto tasso di trauma insito nell’insolita transizione. Corrono il serio rischio di essere invidiati da qualche camaleonte, rosicone perché loro gli sono superiori nell’arte di cambiare.
In questo sviluppo le branchie, perdindirindina!, lasciano il posto ai polmoni, la bocca muta radicalmente, la coda perde tutto il suo protagonismo e viene assorbita, spuntano le zampe, il perfetto menu della loro dieta, non più da erbivori, inizia a includere insetti, ché rane e rospi sono carnivori, e…
Il ritratto di questa mutazione consta di tanti altri aspetti, ma è già chiaro che a Tadpole devo fare i miei complimenti. Tad è un girino mio amico, ci siamo conosciuti ieri. Qualcuno si può sorprendere, pensando che nemmeno sia possibile distinguere un girino da un altro, ma questo scettico si sbaglia. Ognuno di questi cuccioli è diverso da tutti gli altri, perché ogni creatura sulla faccia della Terra ha una sua dignitosa individualità, che va rispettata in quanto tale. Fra un po’ saluterò Tadpole -ancora non si è accorto della mia presenza-, non adesso, perché non voglio disturbarlo. Sta sorridendo alla Natura, e io so perché: la ringrazia per averlo messo al mondo…
Walter Galasso

La bellezza e la poeticità di questo racconto commuovono e riempiono l’anima di infinito