DUE DIRIGENTI, DUE PESI E DUE MISURE   [GALASSIA UNO – RACCONTI ALL’ INFINITO / 39]

DUE DIRIGENTI, DUE PESI E DUE MISURE   [GALASSIA UNO – RACCONTI ALL’ INFINITO / 39]

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DI WALTER GALASSO

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   Movida in corso nell’ombelico di una cittadina. Sui marciapiedi ai lati della centralissima Via Alfetta molti teddy boys, deambulanti -alcuni in branco- con atteggiamento tracotante, cercano di apparire gagliardi, protagonisti, eroi metropolitani. Ovviamente in cima ai loro desiderata è l’erotica speranza di calamitare l’attenzione di belle gnocche, di rimorchiare avvenenti fate, bone e disinibite, che ci stiano.
   Un guaglione particolarmente arrogante è Luca Positano, un baldanzoso teen-ager, un autentico maschio alfa nella sua comitiva. Questo gradasso non ha bisogno di corteggiare qualche pin-up:  passeggia, mano nella mano, con Jessica, la sua girlfriend -lui spesso la chiama “la mia donna”-. A scuola -frequenta l’ultimo anno in un liceo- è un somaro, una schiappa che fa ridere i polli ogniqualvolta viene interrogato. Nel suo Istituto è famigerato, perché perpetra sistematicamente laidi atti di bullismo ai danni di compagni che non sono in grado di tenergli testa. Non solo: si è permesso pure, l’anno scorso, di commettere un gesto -autentico reato- che avrebbe dovuto implicare una sua condanna. Invece l’ha fatta franca, l’ha sfangata in un modo che davvero deve indignare chi abbia a cuore la Legge.
   Il bandolero ha osato sparare contro una docente, con una scacciacani, bang bang, due colpi pazzeschi, negativamente degni di entrare in un fosco Guinnes dei Primati. Il pravo giovinastro, criminale in erba, ha premuto il grilletto con dionisiaca, perversa, infernale voluttà, come ha confidato a posteriori a Rocco Conte, un suo carissimo amico -uno stronzo della sua stessa pasta: nella loro gang gli altri amici li hanno ribattezzati ‘la chiave e il materozzolo’-. Il guappo, enfant prodige nella depravata perizia malavitosa, ha arrecato un guidalesco alla tapina professoressa, la dottoressa Amalia Prestitardi, una zitella che in vita sua non ha mai fatto del male a una mosca. La donna, pasionaria dem, bellamente al centro di un lodevole impegno politico, è pure, nella sua diuturna militanza nel perimetro ideologico della gauche, un’indefessa atleta di corrusco pacifismo, strenua paladina dell’Ideale della Non Violenza. A maggior ragione, quindi, è rimasta allibita di fronte al gestaccio di questo traviato discente.
   In un primo momento, quasi sotto choc, non ha saputo reagirgli in alcun modo. Tremava come una foglia, nella sua turbata interiorità imperversava una specie di allegorico maelstrom pulsionale. La signorina versava in un soqquadro psichico, il suo delicato Io risultava palesemente destabilizzato. Lei appariva una soggettività in tilt e Luca, lungi dal provare rimorso, si sbellicava dalle risate, in un angolo della classe. ‘Sto “pezzo di letame suino” -definizione di un amico della donna- meritava di essere trascinato nelle aule di Temi, o comunque di essere severamente punito nella dimensione scolastica. La parte lesa, la disgraziata insegnante, quando, dopo un paio di giorni di alterazione psicologica, si è ripresa -a livello morale e mentale-, è andata dal dirigente scolastico, il dottor Pantaleo Cruciani, e ha chiesto, ovviamente, che l’alunno fosse sospeso per un lungo periodo e poi, alla fine dell’anno, bocciato senza alcun tentennamento. “Dottor Cruciani, quel mascalzone la deve pagare, ha commesso un vero e proprio crimine, è opportuno che ripeta l’anno anche se, puta caso, a livello di profitto abbia dieci e lode in quasi tutte le materie. In condotta, dopo quello che ha fatto, merita zero virgola zero, senza se e senza ma, e questo voto, credo di enunciare un concetto assiomatico, è sufficiente perché questo teppista l’anno prossimo non acceda alla classe successiva”. Il boss, un capo da operetta, un incompetente che deve quel suo ruolo a una lurida raccomandazione di un mandarino del Potere regionale, l’ha fatta sfogare. Mentre la proffa parlava lui ha zittito, in un silenzio che pareva foriero di rispettoso idem sentire. È proprio vero che le apparenze possono ingannare. Ma quale idem sentire d’Egitto! La sua replica ha deluso e sconcertato la donna, costituendo per lei una terribile doccia gelata. Si è capito subito, quando il dottore ha iniziato a parlare, dove andava a parare. Il DS ha minimizzato l’episodio, derubricando l’atto del giovane a ragazzata. “Professoressa, suvvia, lei sta forse esagerando. Crimine, crimine… che parolone! L’adolescente ha certo passato la guadagnata, su questo non ci piove, ha commesso una scorrettezza nei suoi riguardi, però non è il caso di chiedere allo Stato che gli venga comminata la pena dell’ergastolo. È un pivello, la sua verdissima età deve indurci a perdonare parzialmente la sua marachella”. E ha continuato a lungo a perorare tali idee.
   Ad aggravare la situazione ha concorso l’assurdo atteggiamento del Dirigente Tecnico, il dottor Alfio Ladani Crispiano, un aristocratico molto chiacchierato in città. Si mormora, per esempio, ch’egli faccia segretamente parte d’una indigena Massoneria, e che abbia talvolta preso parte a riti satanici. ‘Sto figuro -dobbiamo chiederci come un tipo del genere possa essere assurto a quella rilevante carica- si è allineato con la posizione ‘innocentista’, ‘buonista’ e ‘perdonista’ della ‘colomba’ chiamata “Pantaleo”, dando torto all’insegnante. Intervistato da Guido Casagrande, il direttore di una nota emittente televisiva, ha sostenuto urbi et orbi, certissimo di essere nel giusto, che la scuola deve sempre mirare all’evoluzione degli scolari, anche in casi come la violenza commessa dal micidiale Luca. “Noi, tutti noi, me compreso, dobbiamo adoperarci perché i nostri ragazzi crescano viepiù, ad maiora. E se sbaglino, come in questo caso, non dobbiamo tuffarci in una filippica che rischia di penalizzarne gravemente le possibilità di culturale progresso nella cosa pubblica”. Amen. Ha proseguito la sua concione lungo questo crinale, e un docente, Eros Pisticchio, collega e amico della vittima, professore da un decennio nella stessa scuola, nel parlarne a posteriori lo ha definito un bacato personaggio, che “Ha dimostrato di essere in balia di una stupidaggine peggiore della scemenza di Gino Lomaro, il nostro bidello tondo come la O di Giotto. ‘Sto minchione, eruttando una puttanata dopo l’altra, ha finito con il caldeggiare di fatto l’assoluzione di un delinquente”.
   Il signor Dirigente Tecnico, in un secondo intervento sullo stesso argomento, ha sostenuto che secondo lui Luca avrebbe dovuto pagare il fio della sua colpa con un abbondante supplemento di lezioni scolastiche. Assolutamente da escludere la bocciatura, che questo ‘intellettuale’ vede come un irrazionale danno alla dignità di un giovane. Meglio un bel po’ di lezioni di moralità, impartite al boy da un docente in gamba.
   Un giornalista di una testata nazionale, il dottor Paolo Bigro, ha commentato, con un mezzo calembour: “Da quando in qua un pistolero va punito con pistolotti da parte di un prof?”. La linea del Dirigente, nonostante diverse critiche, ha vinto, e ha esultato il dottor Cruciani, anche perché suo figlio, il vitellone Pier Maria, è un carissimo amico del primogenito di Alfio, il signorino Emanuele, detto Ele. I due ragazzi sono davvero come due fratelli.
   Anche in questo momento Pier Maria ed Ele sono insieme. Le due creature ridono e scherzano, ignari del brutto quarto d’ora che li attende. Ele, infatti, quando arriva a un tiro di schioppo da Luca, osa guardare con palese ammirazione, per più di un secondo e mezzo, Jessica. Luca ha pure il viziaccio di essere un Otello. Accecato dalla gelosia, e certo di aver subito uno sgarro da lavare in un’immediata vendetta, aggredisce l’ammiratore della “sua donna”, e pure Pier Maria, che osa difendere l’amico. Il teppista dà ad ambedue una gragnuola di botte. Portati al Pronto Soccorso: una prognosi lunga. I medici sperano che i danni alla mandibola di Emanuele non siano permanenti.
   Il Dirigente Tecnico e il DS? Rischiano di mettersi nei guai. Stanno rilasciando arrabbiate dichiarazioni contro la magistratura, che secondo loro avrebbe dovuto giudicare per direttissima quel ragazzo violento e condannarlo, per tentato omicidio, a una pena durissima.

Walter Galasso