![L’ ESTATE 2026 TRAMONTA, IL MARE CONTINUA [COVER 88; FLASH FICTION – MICRORACCONTI / 29] L’ ESTATE 2026 TRAMONTA, IL MARE CONTINUA [COVER 88; FLASH FICTION – MICRORACCONTI / 29]](https://www.romacampodeifiori.academy/wp-content/uploads/2026/09/photo-1552416353-8ebbd5f1ee9e.jpeg)
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FEATURED IMAGE
una veduta aerea di uno specchio d’acqua coperto di neve
(in Girona, in Spain)
Fotografia di Ivan Liu Hu su Unsplash
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COVER 88
23/09/2026
Academy Roma Campo de’ Fiori
II
Athenaeum
SUPERCLUSTER DI GALASSIE LIT
2
RACCONTI
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FLASH FICTION – MICRORACCONTI
29
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DI WALTER GALASSO

Rumori ritmici, imparentati con una caratteristica della magistrale musica. Bum bum, utensili che, pilotati da umane mani, lavorano nelle vicinanze del mare. Due giovani, diversi salvo la somiglianza in una concentrazione ferita da uggia, attendono a faccende non prive d’una componente malinconica. Sono dipendenti di uno stabilimento balneare che, in questo periodo di fine estate, è indotto dall’arrivo della prossima stagione a stoppare la sua attività.
Fino a pochi giorni fa esso è stato un teatro di brio esponenziale, caleidoscopica vivacità, effervescente voglia di un divertimento non ricattato da alcun principio moralistico. Pullulava di utenti, clienti di tutte le età -da un bebè, forse molto saggio, a un matusa, forse irresponsabile e scavezzacollo, ancora un fanciullone nello spirito, nonostante i diversi secoli di età-. E poi, a parte la varietà anagrafica, in questo tempio di leggerezza, denominato “Come il Partenone”, in ogni santo giorno della giallissima estate si è registrato un melting pot di personalità. Tipologie umane d’ogni genere, ma, fulcro d’amalgama in questa pluralità, un denominatore comune: voglia di godersi il mare. Brama di bagni rinfrescanti e abbronzatura da paura, dionisiaci giochi con un pallone, per fare acrobazie e conciliare l’utile con il dilettevole, sfogando la stanchezza lavorativa e mettendosi contestualmente in mostra -e poi c’era un lungo eccetera-.
Vigeva il mantra “Staccare la spina e ricaricare le pile!”. Spiccavano animatori turistici, birbanti istrioni su caldi granelli di sabbia, bravissimi a menare le danze, forse qualcuno di loro pensando “il più fico direttore d’orchestra mi fa un baffo, come me non c’è nessuno nell’arte di dirigere un gruppo”. E gli altoparlanti, passivi esecutori di ordini partiti dai cuori di ogni stereo, emanavano gaia musica nell’aere. E pure il villeggiante col carattere peggiore, quello che tende ad avercela storta anche il giorno in cui convola a nozze, finiva ineluttabilmente con l’essere contagiato. L’insieme di esseri umani nello stabilimento, dall’apicale boss al cliente venuto per la prima volta e per caso, dai membri dello staff ai padroncini proprietari dei furgoni per l’approvvigionamento, dai rossi bagnini a Rocco, cognato della zia della cugina della moglie del suddetto titolare -scroccone nell’utilizzazione gratuita di un ombrellone e due lettini, uno per lui e uno per la sua signora-: tutti, ma proprio tutti concorrevano a un ilare caos. Gioia, relax e istanza di pax pure con il peggior nemico, o con l’amico più falso, all’insegna di un ecumenico “volemose bene”.
Gli occhi dei due operai, pupille che, mentre le quattro mani faticano, paiono icone di non buone sensazioni interiori, ospitano la plastica cristallizzazione d’una domanda vagamente sorella di autolesionistica saudade: “Possibile che anche questa estate sia finita? Sembra ieri il bellissimo, spensierato giorno in cui si è brindato al suo inizio!”.
Domanda retorica, esclamazione punta dalla violenza di una larvata assurdità. Sta finendo, sta finendo, su questo non ci piove, e chi comanda in “Come il Partenone” ha deliberato di avviare il conto alla rovescia verso l’ufficiale “The End” delle attività di quest’anno.
Non tutti gli stabilimenti con la fine dell’estate chiudono i battenti. Può darsi, anzi, che qualcuno resterà in funzione anche a Natale, nella speranza di ricevere clienti provenienti da posti come Danimarca, Estonia, Finlandia, Norvegia e Svezia. Tipi tutt’altro che freddolosi, disposti a un gelido bagnetto pure nei Giorni della Merla. Però non tutti i balneatori sono anticonformisti e avvezzi a correre a braccia aperte verso agognate eccezioni.
Il numero uno di questo impianto sicuramente snobba le eccezioni. Forse è un tipo che applica una specie di manicheismo al rapporto fra l’estate e il trio delle altre stagioni: il bene tutto nella prima, e il resto dell’anno caratterizzato da una negativa inidoneità a ospitare il suo lavoro. Quest’uomo -a cui do un nome di fantasia, Gimbo, come il campione Half-Shave Gianmarco Tamberi- è uno che “o tutto o niente”. O si lavora h24 con tre milioni di avventori sotto la filiera di grandi ombrelli oppure egli fa altro, ché non perde tempo dietro redditi con poche cifre.
Non so chi sia questo personaggio, a cui ovviamente auguro di coronare tutti i suoi sogni professionali più gratificanti. So con assoluta certezza, invece, aggiungendo “scherzi a parte”, che questo imprenditore, bravo a gestire la sua attività con risultati palesemente positivi a livello di design delle apparenze, a casa sua è libero di fare ciò che più gli talenti.
I due dipendenti qui ed ora di corvée, uomini che mentre sgobbano sbuffano -ma i loro “uffa” hanno comunque meno nodi del vento in corso e corsa- forse non sono d’accordo con il principale. Forse avrebbero voluto procrastinare a una data nel cuor dell’autunno lo smantellamento di questa struttura turistico-ricreativa. In fondo il clima può essere propizio a balneazione anche molti giorni dopo la ‘staffetta’ fra estate e autunno. Se davvero pensano ciò, credendo che il boss faccia male a disperar di guadagnare pure a ottobre e, perché no?, a novembre, essi sono in certo senso ‘più realisti del re’. Vogliono che lui incassi soldi ancora più di quanto lo voglia lui medesimo.
Sbagliano? Non direi. Dopo qualche minuto, infatti, arriva una vociante comitiva di turiste straniere, e la portavoce dell’équipe, una ragazza che mastica benissimo l’italiano, chiede al duo di giovanotti se ci sia ancora qualche ombrellone e lettino a disposizione -i ragazzi stanno lavorando davanti all’entrata, la spiaggia è dall’altra parte-. Il ragazzo più alto prima muove la testa come l’asta di un metronomo, mimo di un “No”. Poi fa spallucce, mimo di un “Io non c’entro, ambasciator non porta pene, mi limito a eseguire ordini”.
Le turiste salutano e vanno avanti. La reputazione di Gimbo, nelle sue vesti di titolare di uno stabilimento balneare, va invece indietro. L’estate 2026 tramonta, ma il mare continua.
Walter Galasso
