UNA FEDE NUZIALE DI MÖBIUS DONA A UN MARITO UN RITORNO DEL SENNO   [GALASSIA UNO – RACCONTI ALL’ INFINITO / 76]

UNA FEDE NUZIALE DI MÖBIUS DONA A UN MARITO UN RITORNO DEL SENNO   [GALASSIA UNO – RACCONTI ALL’ INFINITO / 76]

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LINK ALL’ ARTICOLO INCLUSIVO DELL’ ATTRIBUZIONE DELLA FOTOGRAFIA “BOSS GREAT WALL”

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FEATURED IMAGE

WIKIMEDIA COMMONS

File :

MöbiusWeddingBand

Description

English: A Möbius strip employed as a gold wedding band, inscribed with a scripture quote [Gen 2:24, quoted later in Eph.5:31].
Visible: “Two shall become (one)”

Date

15 November 1983

Source

Greg&Rebecca Jaxon

Author

Greg Jaxon

File rilasciato sotto licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo 3.0 Unported.

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https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/

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https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/d/d9/M%C3%B6biusWeddingBand.JPG?utm_source=commons.wikimedia.org&utm_campaign=index&utm_content=original

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DI WALTER GALASSO

   Un uomo in bilico tra il fior fiore della giovinezza e la maturità. Si chiama come Nullo Baldini, politico ravennate cui tanto deve la dimensione sociale delle cooperative romagnole. Questo Nullo, però, almeno per il momento non condivide il piacere dell’importanza con il suo omonimo.
   Il signor Scuntaro -il cognome di questo protagonista- in questo momento è intento a passeggiare passivamente, nel senso che il suo movimento (da un complemento di moto da luogo a un indirizzo ben preciso) è tendenzialmente un frutto di potente inerzia più che il fertile risultato di una responsabile scelta.
   Nelle scorse ore la sua comfort zone è evaporata, e per drammatica conseguenza la gagliardia della sua soggettività si è esinanita, senza saper lanciare in tempo utile un SOS a qualche campione (anche di generosità e altruismo) in grado di supportarlo in un momento di metropolitano bisogno. Si è sentito spaesato nella Via Lattea, a corto di equilibrio psicologico, in balia di vaghi pericoli. Ogni tanto gli succede, questo scombussolamento non ha certo costituito il suo primo momento di crisi esistenziale.
   Fortunatamente queste sue ibride fasi, un mix di ansia e panico -resisto alla tentazione di coniare una nuova parola macedonia- tendono a durare poco, otto volte su dieci sono incubi effimeri. Adesso, per esempio, crede di stare meglio, tutto sommato non versa in una disastrosa tonalità emotiva.
   Per rafforzare in sé il pacifero convincimento che sia ormai alle sue spalle quel brutto quarto d’ora, un mezzo Armageddon del microcosmo rappresentato dalle parti più solide del suo animo, estrae dalla tasca ladra della sua giacca un liso pacchetto di tabacco M., -di contrabbando: lo ha comprato aumm aumm da un bandolero del suo quartiere-, pesca al suo interno una sigaretta, industriale ciminiera in formato ridotto, e si accinge ad accenderla usando un pocket lighter con la mano destra e mettendo davanti all’accensione la sinistra, leggermente arcuata, a guisa di diga protettiva contro il vento.
   In questa hand, segnatamente intorno al suo dito anulare, c’è la fede, cosale ambasciatrice del suo matrimonio con Manuela, che ufficialmente è sua moglie, di fatto non più, essendo andata via due anni fa.
   È fuggita dal focolare domestico come se nella loro casa ci fosse davvero un caminetto e il suo fuoco stesse incendiando l’intero immobile. Non ne poteva più, le bruciava il terreno sotto le sue Mary Jane -le sue calzature preferite-, si sentiva oppressa, moralmente sciupata, depauperata del meglio delle proprie potenzialità. E il motivo numero uno di tale uggia qual era, o meglio: chi era? A nessuno verrebbe in mente di dire hic et nunc “indovina indovinello”, perché qui il tasso di mistero è così snello da rasentare lo zero, il niente, il vuoto. Era ovviamente lui, Nullo, metà non più dolce da un pezzo.
   La signora forse non è stata più felice con lui già dalla fine della luna di miele, ché ben presto, dopo l’entusiasmo delle nozze, è venuta a galla la negatività del suo carattere. Però ella ha portato pazienza, lo ha sopportato a lungo, per anni e anni ha rinviato il crudele momento di un redde rationem. Ha tollerato Nullo, al massimo gli ha dato qualche ‘penultimatum’, ha cercato in tutti i modi possibili e immaginabili di farselo piacere. Purtroppo la menzogna non paga e non premia, a maggior ragione se una persona voglia dire bugie a sé.
   Lei, al netto dei suoi diplomatici armistizi, odiava il coniuge, ché ne era stata delusa. Con lui si sentiva trascurata, e pure sprecata, privata dei suoi sogni più arditi, condannata a rimpiangere la sua esistenza prematrimoniale, anni in cui avrebbe potuto fidanzarsi con qualcuno più vicino al suo principe azzurro ideale. Il peso della somma  “pentimento (del matrimonio con Nullo) + rimpianto (di un matrimonio con un altro)”  l’ha oppressa con matematica ostilità, inducendola a covare un crescente rancore per questo personaggio né uti né puti. Gradatamente, dagli oggi e dagli domani, in lei è drasticamente scemata la possibilità di perdonarne l’irritante pochezza. L’uomo è diventato, agli occhi dell’insofferente moglie, un ladro di chances, una condanna da scontare agli arresti domiciliari.
   A un certo punto -in un dì che nella sua biografia ha funto da spartiacque-, sentendo un ennesimo pistolotto del marito, che le stava indirizzando un appunto assurdo, le è sovvenuto un pezzo di “Vamos a bailar (Esta vida nueva)”, di Paola & Chiara: “eri un’ombra su di me”. Ha percepito una tremenda analogia con la propria identità matrimoniale. Unica differenza: il tempo. Le usignole cantavano “Eri”, lei avrebbe voluto urlare quel concetto a suo marito dicendo “SEI (un’ombra su di me)”.
   Il flashback di quel tormentone è stato l’alba del tramonto del loro ménage. Manu è arrivata a sublimarsi nel coraggio di mollarlo. E lui? Lui a tutt’oggi non ha ancora capito fino in fondo il perché e il percome della di lei decisione. Come molti separati mariti fanno, dopo essere stati abbandonati dalla moglie, trovano un adulterino capro espiatorio, e pensano che il motivo sia UN ALTRO uomo, un bastardo che l’abbia sedotta e allontanata da sé.
   Nullo Scuntaro è convinto che sua moglie lo abbia lasciato quando già lo tradiva proditoriamente con un amante. Lui è pronto a giurarlo, a mettere una mano sul fuoco senza temere di somigliare a Gaio Muzio Scevola. Questo suo convincimento, ovviamente intriso di una produzione binaria di fiele esponenziale -verso la consorte, secondo lui fedifraga, e verso il presunto rivale, che per lui presunto non è- sottintende un dato a dir poco clamoroso, ossia la sua scandalosa inconsapevolezza dei motivi onde lady Manuela ha abbandonato il tetto coniugale, tuffandosi senza tentennamenti in una separazione nella quale ha avuto la sensazione di riprendere a sentire un metaforico profumo nell’ossigeno respirato.
   Ammesso e non concesso ch’ella, ancora con lui convivente nella loro casa, l’abbia tradito con un altro, questo adulterio è stato il sintomo della loro patologia sentimentale, non la causa o, peggio ancora, la patologia stessa. Lei vedeva tanti motivi razionali per rompere con Nullo, il quale, invece, non ne percepiva nemmeno uno. Questo suo gap di lucidità fotografa drammaticamente la sua oscena carenza di autocritica, la sua arrogante incapacità di guardarsi in uno specchio, fare un ottimo esame di coscienza e recitare il mea culpa.
   È stato con lei avaro di premure e carinerie e attenzioni, l’ha aduggiata con molti, pesanti difetti, non è stato all’altezza dei suoi muliebri aneliti, l’ha rampognata molte, troppe volte, l’ha trascurata preferendole hobby piuttosto banali. E ancora: si è cullato sugli allori della serenità in auge agli albori del loro matrimonio, senza capire che anche in una relazione sentimentale è d’uopo che un uomo si aggiorni costantemente, in un update non solo a oltranza, ma anche in molte direzioni sentimentali. Lui invece, tetragono nel reputarsi un soggetto già perfetto, è rimasto tale e quale a come era nella fase prematrimoniale, durante il loro fidanzamento, durato né poco né molto, mentre lei, sognatrice a occhi aperti, non ha mai smesso di affinare la propria signorile identità, ed è stata detentrice di questa fertile capacità anche nella misura in cui s’è accorta che il mondo intorno stava nel bel mezzo di grandi, rivoluzionarie trasformazioni.
   La, anzi le società, da sempre in perpetuo divenire, da decenni a questa parte hanno velocizzato ulteriormente la propria evoluzione. Chi non se ne accorga, e pretenda di permanere nel suo stato di quiete anche se intervenga una esterna forza, destinata a modificarlo, sprofonda in un ineluttabile regresso e fa inquietare pure Newton, che non ammette ignoranti deroghe al primo principio della dinamica partorito dal suo genio. Nullo ha mancato di rispetto al principio di inerzia, a sé e alla moglie nel restare identico, strada facendo, mentre nella sua situazione, ognora in fieri, mutava ogni dettaglio, a partire dalla sua e dalla loro -di lui e di Manuela- età.
   Inevitabile che questa talentuosa signora finisse con il sentirsi poco appagata dall’uomo a cui, in illo tempore, aveva detto un sentimentale e religioso “Sì” su un solenne altare. Questi errori e queste colpe, e tante altre ed eterogenee mende, ha commesso il signor Scuntaro, eppure non ne ha mai avuto un’umile, neorealistica, rigorosa contezza.
   Quando la sua Dulcinea, in un giorno qualunque, ha fatto i bagagli e se n’è andata, sbattendo la porta blindata e trasformando quel dì -non più “qualunque”, divenuto all’improvviso e tristemente storico nella memoria del neonato ex-, costui, quasi cadendo dal pero, non si è chiesto “Perché?”. Ha dato per scontato che quella rottura, piombata addosso al suo tran tran come un fulmine a ciel sereno, affondasse le sue sgradevoli radici nel suo essere un ‘c……’.
   Ha optato per questa chiave di lettura quel giorno, nel tempo in cui il traumatico strappo ha visto la luce, e ‘sta chiave in lui permane a tutt’oggi. Unica differenza: la parte del suo cervello che, come uno zero zero sette alle prese con sospetti, ha dato la caccia a qualche preciso nome di questo fantomatico rivale, è riuscita ad abbozzare qualche ipotesi -in pole position un certo Luca, un ex compagno di classe di Manuela, un tipo con cui lei ha avuto un filarino ai verdi tempi del liceo-, mentre quando lei gli urlò “con me hai chiuso” egli non aveva la più pallida idea di chi potesse essere l’ardito stronzo.
   Nullo, inutile regalargli infingimenti, è un perverso e ottuso campione d’ignoranza, commettendo -nella sua seriale produzione di beceri pregiudizi- errori e colpe sesquipedali, fra cui conta anche una grezza dose di maschilismo. La sua insipienza merita come minimo l’affidamento in prova ai servizi sociali. Eppure…
   Eppure anche in uno stolto doc, nelle gravi lacune della sua intelligenza, ci può essere uno spiraglio verso la luce di un solare riscatto, di un’insperata emancipazione dalle tenebre della falsità. Perché quando si dica “Tizio è ignorante” si può commettere, a suo discapito, un errore di penalizzante approssimazione. Talvolta è meglio correggere il tiro, per esempio: “quale e quanta parte di Tizio è ignorante?”, nel senso che nel prefato Tizio ci può essere, da qualche parte, anche nel fondo dell’inconscio, un seme d’inespressa, larvata e/o latente consapevolezza.
   Questo articolato processo è proprio il dinamismo cognitivo che si sta ponendo in essere in Nullo mentre accende la sua sigaretta. L’accendino, come si è scritto, è impugnato dalla mano destra, mentre la sinistra lavora per arginare l’arrivo del vento sull’incontro tra fuoco -innesco- e ‘tabacco + carta’ -combustibile- nel corburente denominato “ossigeno”, e somiglia un po’ a una diga e un po’ a un séparé.
   In mezzo a questo ‘rito’ -un gesto che è funzionale ma anche, nella sua stereotipata spettacolarità, un modo psicologico per apparire un ‘duro’- il fumatore persegue l’obiettivo di accendere la sigaretta solo con una parte della sua attenzione. E l’altra? Essa tende a sfuggire al metaforico timone dell’Io, e la distrazione pare un monsone che mina e destabilizza la coerenza del suo comportamento.
   Oltre la mano il vento è un piccolissimo nemico. Il disturbo ch’esso arreca all’accensione è soprattutto, ai confini dell’innocuità, un gioco che si diverte a vivacizzare lo scopo. In Nullo, leggermente chinato sulla minuscola ciminiera, piena di potenziale fumo e realissimo pericolo, una parte dei capelli balla nel monello wind, mentre sotto la capigliatura comincia ad accadere un evento stranissimo.
   L’uomo ha la mano sinistra davanti agli occhi, e questi, siccome le percezioni procedono libere e dribblano ingessate abitudini a priori della mente, guardano con insistenza la fede nuziale, che circonda l’anulare come un’intensissima sintesi di una lunga e ferita storia.
   Quell’anello è ciò che in lui oggigiorno resta del suo legame con Manuela. Questo marito, un coniuge che pur pensa e dice peste e corna, ogniqualvolta gli sia possibile, della donna che secondo lui lo ha umiliato, e che ostenta, ogniqualvolta gli sia possibile, che quella traditrice dentro di lui non esiste più, non ha voluto toglierla. È strapazzato, in una procella invisibile, da bugie dette a sé, attore d’una drammatica e patetica incoerenza fra il dire e il fare. Manuela è racchiusa in quel ring, che da florido pegno d’amore è diventato segno di lei.
   È una vera speciale, e Nullo è da sempre orgoglioso della sua peculiarità: è una fede nuziale di Möbius. La sua forma imita il portentoso nastro di Möbius, un capolavoro e una chicca della topologia. Il mondo deve fare i complimenti al matematico tedesco August Ferdinand Möbius, che ha scoperto un anello senza le dicotomie tra fuori e dentro e fra sopra e sotto. Manca un ‘backstage’, esso ha un solo bordo e la sua superficie non è orientabile. Un meraviglioso esempio di estetica compressione d’una complessa cultura. Si può e si deve dire tanto in merito a questo prestigio dell’intelligenza.
   Il signor Nullo non ha mai fatto caso al viluppo e al dedalo di significati insiti in esso, al groviglio di affascinanti metafore e allegorie contenute nella sua bidimensionalità sui generis. Si è limitato a bearsi della sua originalità, basandosi soprattutto su ciò che gli disse il gioielliere da cui l’acquistò, il signor Paolo, il quale, quasi emozionato, gli presentò questo “classico moderno” come una magnificenza densa di profondità concettuale e misterioso fascino. Dopo aver precisato che non stava decantando quel gioiello Cicero pro domo sua, ché aveva nel suo negozio un’altra fede normalissima e pur più costosa, volle metterne in evidenza soprattutto un punto di forza. “In questo ‘perfetto infinito’ le due superfici si fondono, e in questa stranezza c’è un bellissimo simbolo di unione sentimentale. Basta questa magia per presentarlo come un modello di vera”. Poi tacque per qualche secondo, dando a Nullo l’impressione di far mente locale su qualche suo inconfessabile segreto. Infine aggiunse: “Comunque, a parte questo simbolo, la sua raffinatezza estetica e il suo fascino glamour sono tali che, mi creda, se lei scelga altro le resterà per sempre il rimpianto di averlo scartato”. E Nullo non lo scartò.
   Anche adesso, come sempre, lo sta guardando con fierezza, quantunque malinconica. Lo guarda e guata, e mentre lo contempla si accende in lui una potente, inquietante memoria. Due ricordi albeggiano nella medesima aurora.
   Innanzitutto gli balugina il primo anello che regalò a Manuela, quando erano ancora fidanzati, un presente ch’egli porse in un’enfatica, romantica cerimonia, dolcemente ginocchioni e abbinando il dono con un libro di poesie d’amore. “Come fu felice Manuela allora!”, pensa, moralmente pietrificato dalla nostalgia, mentre la mano destra ritrae l’accendino -non gli va più di fumare-, lo rimette in tasca e nello stesso pozzo trasporta la sigaretta, sottraendola alla morsa delle labbra.
   Secondo, tremendo ricordo: si rende conto, mentre il vento aumenta, che l’ultima volta in cui ha regalato un anello alla moglie, prima della loro separazione, risale a tanti, troppi anni fa.
   All’improvviso cala il sipario sulla sua voglia di maledirla, il presunto rivale scompare dai radar del suo intuitivo odio, e nasce, timidissima, una via di mezzo fra un pensiero intrepido, un desiderio precario e tumultuoso, un proposito eroico, una disperata speranza, un mea culpa a posteriori -pentimento che forse abbisogna di lacrime per essere innaffiato, oltre ogni rimozione, e diventare seme di un costruttivo progetto-.
   La città intorno appare al suo apparato sensoriale come una vicinissima situazione e un altrove metafisico. La ‘via di mezzo’ è partita dal fondale della sua psiche, e come tale è paragonabile a un oggetto che, cinquemila metri sotto il pelo di un’acqua oceanica, non riceve luce solare da nord. Essa, messo al femminile di uno Stato d’animo abissale, sale sale sale, e si trasforma, in una luminosa maturazione, nella scoperta del probabile primo motivo della sua fuga: egli ha trascurato la moglie, non l’ha onorata come avrebbe dovuto. Poi genera una domanda che sboccia come il fiore più bello del mondo: “E se…”.
   Sì, Nullo, fallo. Fai tesoro di questo incontro fra resipiscenza e lucidità, un ritorno della ragione che per certi versi somiglia all’exploit, nell’ “Orlando Furioso” di Ludovico Ariosto, di Astolfo, il paladino che, con un ippogrifo, va in missione sulla Luna, per recuperare, nella valle delle ampolle, il senno di Orlando, ammattito per pene d’amore.
   Coraggio, o mio personaggio! Ringrazia la fede nuziale di Möbius, compra un altro anello, corri da lei e dille sotto dettatura, ascoltando il cuore del tuo cuore, le romantiche parole più adatte a riconquistarla. Possiedi ancora chances, come fa pensare il fatto che la vostra separazione non è ancora un divorzio. Anche se hai solo un uno per cento di possibilità, o addirittura una percentuale minore, vuol dire che il cento per cento non è del tutto tramontato.
   Nullo ci pensa, esita, Sì, no, Sì, no, Sì, no, Sì… Teme una figuraccia, ma il No alla fine fugge dal duello, e lui s’incammina verso la più vicina gioielleria. Nel suo animo il ritorno del senno comincia a emanare, tra sogni e turbamento, la Verità del suo amore per Manuela.

Walter Galasso