LA “SAINE PRÉCAUTION”, BY GASTON BACHELARD, È UN VALORE ANCHE IN AMORE   [GALASSIA UNO – RACCONTI ALL’ INFINITO / 72]

LA “SAINE PRÉCAUTION”, BY GASTON BACHELARD, È UN VALORE ANCHE IN AMORE   [GALASSIA UNO – RACCONTI ALL’ INFINITO / 72]

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FEATURED  IMAGE

Immagine di Genova, Lanterna, Italia

Foto di Mirko Bozzato da Pixabay

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DI WALTER GALASSO

   Giorgio Colosso, maturo giovane e immaturo adulto, vuole dormire nel salotto, e non nella canonica camera da letto, perché, siccome stenta a prendere sonno, ha deciso di vedere la tivvù. Così facendo le ha lanciato un implicito SOS, nel senso che l’uomo, al corrente della sua tendenza a un pesante alloppiamento quando vede la televisione a tarda ora, vi si è recato proprio nella speranza di assopirsi nel seguire qualche programma non particolarmente impegnativo. Il piccolo schermo ha da sempre, nel suo tenore di vita, il potere di rilassarlo, a condizione, ovviamente, che egli non segua un documentario scientifico sulla Teoria della relatività ristretta.
   La nottata sul suo comodo divano procede esattamente come lui, alla vigilia del ‘narcotico’ relax, sperava. Una sua mano ha ghermito un fido, super passivo telecomando, che ha iniziato a lavorare come strumento di zapping. Finalmente ha trovato una trasmissione terra terra, una televendita presentata da un imbonitore così trash che di più si può, ma scatta in automatico la condanna etica di un tribunale. Quella fetecchia è proprio ciò ch’egli stava cercando. Gli basta seguire per pochi minuti le performances del buffo dulcamara mediatico. Dopo poco tempo il telespettatore già sbadiglia di gusto, e le aperture a ripetizione della sua bocca sembrano un piccolo show.
   Da quello stato (d’incipiente torpore) all’inizio di un sonno doc, con tutti i crismi della profondità onirica, il passo è breve. Sonno profondo, come quello dei famigliari della Piccola Katy (creatura dei Pooh) intenta a fuggire alla chetichella dalla sua casa. Però questo personaggio, che certe volte è proprio un irresponsabile fanciullone, in alcune débâcle se la cerca. Nel preciso momento in cui si è sdraiato sul confortevole divano, imbottito più di un giubbotto antiproiettile, era già tardi. Notte fonda, ore piccole, il resto della città operativo solo in una bassissima percentuale. Dorme sì bene, profondamente, ma, limite ineluttabile, non potrà ronfare per più di tre ore, lui avendo già deciso di svegliarsi presto.
   Quando riapre gli occhi -sullo schermo della Tv va in onda una trasmissione completamente diversa da quella precedente, nientepopodimeno che un telegiornale mattutino-, levata dovuta all’imperiale allarme della sua sveglia, il tapino Giorgio si sente come uno straccio. È drammaticamente permeato d’una voglia matta di rituffarsi nel divano e rimettersi a schiacciare un pisolino. Impossibile, ieri ha deciso, nel primo pomeriggio, di allenarsi l’indomani, pedalando sulla sua bicicletta da corsa, e oggi, costi quel che costi, ha il sacrosanto e imprescindibile dovere di mantener fede, con virile coerenza, alla promessa che ha fatto a se stesso.
   Nella sua mentalità un vero uomo ha da essere incapace a priori di generare una promessa da marinaio. Un maschio d’onore ha una sola parola, non la deve tradire proditoriamente nemmeno per tutto l’oro del mondo. Piccola morale della mezza favola: adesso stoicamente si accontenta di un sonno in formato ridotto, dopo l’allarme della sveglia non cede alla blandizie di una vocina interiore che, come una sirena, gli bisbiglia “ma chi te lo fa fare, rimettiti a dormire, non fare l’eroe, allineati con il serenissimo utilitarismo della massa”.
   Si comporta in modo gagliardo, come un duro, ma il sentirsi un po’ sciroccato gli dà non poco fastidio, rovinando parzialmente la festa rappresentata dall’inizio di un gustoso weekend.
   Ah, un nuovo fine settimana, che bello! Si sa, sabato…e ogni stress è sanato. Inizia una nuova e piccola vacanza, pare che idealmente profumi, e che fraganza! Peccato che nell’umore del signor Colosso, insieme alle rose e ai fiori della sua letizia, che pur detiene la maggioranza relativa nel parlamento del suo stato d’animo, ci sia pure ‘sto molesto residuo di sonno arretrato. La levataccia che ha alle spalle condiziona negativamente la sua forma fisica e il suo umore. Ha fatto la nanna fra le accoglienti braccia di Morfeo per poco tempo, appena due ore e quaranta minuti, arco cronologico misurato su un pendolo, classico e augusto, che troneggia nel suo living room in mezzo a masserizie del tutto diverse. Il maxi orologio è d’antan, appartenente a una remotissima era delle mode, esse sono modernissime, all’avanguardia, con un design sbarazzino.
   Giorgio degusta una prima colazione, rigorosamente light, appollaiato su uno sgabello futuristico, forse il fiore all’occhiello della parte più avveniristica di tutto l’arredamento. Mangia e sbadiglia, sbadiglia e beve: il problema (del sonno) c’è, e lui ne è infastidito. Però è ancor più nervoso per un altro inconveniente: una cotta erotica, assolutamente non ricambiata, che si è buscato per una signorina che abita nel suo stesso palazzo.
   Costei si chiama Beatrice, è bella -la particolare passione di questo spasimante aggiunge un ‘bonus’ al preciso score della sua venustà, trasformando l’aggettivo in superlativo-, ufficialmente è single, ma in questo caso il termine, lungi dal voler equivalere a “zitella”, significa che non fa coppia fissa con nessun cavaliere fortunato, svolazzando di amante in amante come una farfalla balla di fiore in fiore. Purtroppo per Giorgio la medesima farfalla umana fa l’amore con diversi partner ma non con lui.
   Ogniqualvolta si sono incontrati, nel palazzo e non solo, gli è sempre apparsa come una tipa lontana anni luce dalla possibilità di essere eroticamente attratta da lui. Lo tratta, per carità, con un minimo sindacale di urbana cordialità, risponde gentilmente ai suoi deferenti saluti e talvolta, sia pur in via del tutto eccezionale, saluta lei, pur divinità di beltà, per prima. Qualche volta ha perso pure secondi del suo preziosissimo tempo per scambiare quattro chiacchiere con questo uomo né nemico né amico -solo un conoscente, ma da molti anni, e forse in tal caso un conoscente deve essere promosso a mezzo amico-. In occasione di qualche festività si sono pure scambiati gli auguri, Evento che nell’esistenza di Giorgio è equivalso a una celestiale, angelica fonte di beatitudine profana. Squisite carinerie, insomma, ma oltre questo livello la femme fatale, che ha regalato la sua intimità ai molti uomini facenti parte del suo ‘harem’, con lui non ha mai voluto avere un flirt. E lo ha sempre guardato, appunto, come una donna può osservare una credenza sui metri quadrati di un vasto mobilificio.
   Giò, mentre lava in fretta e furia la tazza in cui ha bevuto latte scremato, la pensa e sospira, pensa pure alla sua indifferenza, e addirittura soffre per due secondi, ma cerca di non scivolare nel magone -leitmotiv nell’umore di tanti perdenti-. Ormai manca poco alla pedalata sulla sua bici, per lui questo impegno è una cosa seria, ha deciso di allenarsi sulla pista ciclabile del Tevere e un vero uomo, meglio ripeterlo, deve onorare ogni impegno in agenda. Né il sonno, che residua nel suo organismo, né la Bea, che non se lo fila proprio e fa danni nella sua psiche, potranno mettere il bastone fra le ruote, idiomatica espressione doppiamente appropriata nel caso in questione.
   Comincia il solenne processo della vestizione. Una giallissima maglia Jersey, pantaloncini bib shorts che gli sembrano tali e quali a una salopette usata dalla Tripla Corona Jonas Vingegaard, e altre parti di un completino kit da paura. Si guarda allo specchio, caspita che effetto! Sbadiglia pure davanti al mirror, ma è uno sbadiglio più moscio, meno simile a una spelonca. Ormai l’adrenalina è in circolo, i residui di sonno hanno i minuti contati. Non vede l’ora di sfrecciare dentro Roma così acconciato, egli è certo che farà un figurone. V’è, è chiaro, narcisismo in questo atteggiamento, ma coesiste, in un positivo abbinamento, con il senso di solennità che alberga nel suo petto. Come molti suoi ‘colleghi’ ciclisti della domenica -oggi è sabato, ma il concetto è lo stesso- coltiva questo nobile hobby avendo, in abbondanza, una serietà che si attaglia alla partecipazione al Tour de France, e poco c’entra con un passatempo di dilettanti. È comunque un bel valore, zero critiche e solo complimenti a chi vuole bene allo sport.
   “Dlin-dlon, dlin-dlon”. Suonano alla porta, ma chi sarà mai di prima mattina?! Il ‘Vingegaard de noantri’ apre la porta blindata, con una mano che agisce spedita mentre l’animo, per la curiosità legata al non sapere chi sia, nel flusso delle sue pulsioni ha una velocità diversa.
   Wow! No! Non è possibile! Un’apparizione mistica! È la diva Beatrice, e il devoto fan rischia un gap d’energia peggiore di un po’ di sonno: rischia di svenire. No, ce la fa a restare in piedi, ma in un angolo della fantasia universale il palazzo intero, in uno stravolgimento strutturale che solo lui può percepire per un’estatica allucinazione, inizia a girare, come la Terra, anzi di più, un tourbillon che…
   “Buongiorno, Giorgio, scusami se ti disturbo, posso chiederti un favore?”. Uno solo? Ma lei gli può chiedere tutti i favori del mondo! Il “Sì” stampato nel sorriso del giovane è più mastodontico di un enciclopedico insieme di pesantissimi calepini. In un angolo interiore del giovane, nella lue rappresentata da un ottimismo che galoppa troppo, si accende una gioia super, monumentale come la splendida Lanterna di Genova.
   In lui è arrivato un soave input, più dolce di giulebbe, più prezioso di ambrosia. Questo stimolo, prima puntata di un messaggio bellissimo nell’incipit ma ancora e assolutamente incompleto, abbisogna innanzitutto di una seconda puntata. In teoria esso può non essere foriero di una meravigliosa svolta.
   Certo, male che vada è comunque positivo, tanta buona roba. La seducente e spesso altera signorina mai, prima di questo sabato mattina indimenticabile, gli ha dato l’onore di suonare il campanello della sua abitazione, una pressione che l’anima del padrone di casa sta interiormente magnificando come se essa equivalga artisticamente all’insieme dei suoni di cui consta una Sinfonia di Beethoven. Fino a poco fa la sua mente non avrebbe potuto immaginare, nemmeno in stato di dionisiaca ebbrezza, un così lusinghiero onore. Anche l’unica persona a cui egli ha confidato la sua scuffia per la venere (quasi della porta accanto), il simpatico e spesso sarcastico Max, testimone oculare di un paio di incontri fra l’amico e la sua diva, avrebbe risposto a Giorgio “scordatelo” se questi gli avesse domandato “secondo te quella verrà mai a suonare un bel giorno alla mia porta?”. Forse, anzi, avrebbe rincarato la dose, aggiungendo “ma certo, come no?!, quando l’Aniene verrà a citofonarti”. Adynaton & Sfottò, ma lui non si sarebbe offeso, essendo la prima persona a non credere nella possibilità di un tale miracolo. Il miracolo, invece, è dianzi accaduto, e dunque un minimo di “hip, hip, hip, hurrà!” è d’uopo, ci sta.
   Però, e appunto, non è scontato che la seconda puntata della fiabesca Eccezione sia zuccherosa come pare la prima. La signorina potrebbe limitarsi a dire “Sto cucinando una torta, ché stasera ricevo il mio stallone preferito, voglio preparare una cenetta coi fiocchi e a lume di candela, prima d’una notte tutto sesso, e non deve assolutamente mancare il corollario di un dessert. Però mi è finito lo zucchero. Puoi prestarmene un po’, per cortesia?”. Se, puta caso, fra qualche secondo gli invii un messaggio del genere lui, è lapalissiano, ridiscenderà velocemente con i piedi per terra, e l’atterraggio farà male, non tanto ai piedi quanto all’animo.
   Alla luce di questa situazione il giovanotto meglio farebbe, qui ed ora, a sposare la “saine précaution” che secondo il filosofo Gaston Bachelard, nell’opera “La psychanalyse du feu”, un bravo scienziato deve rispettare nella sua attività culturale, in una specie di imperativo categorico dell’epistemologia. L’ottimismo di Giò, invece, è partito in quarta non appena i suoi occhi hanno visto la donna, perché la materializzazione della sua wonderful figura sul pianerottolo, davanti all’ingresso del suo appartamento-nido, ha scatenato immediatamente nella sua psiche la sensazione di una Rivoluzione favorevole ai suoi sogni.
   Il momento della verità, comunque, è vicinissimo. Fra qualche attimo il dilettante ciclista saprà…
   Il vero, quando si disvela nelle parole dell’ospite, è meno che una via di mezzo fra vittoria e sconfitta, nel senso che è più vicino alla seconda che alla prima. All’inizio sembra più vicino a una vittoria, anzi a un trionfo.”Ti ringrazio, sei gentile. Vorrei chiederti un passaggio, ché la mia auto stamattina fa i capricci”. L’uomo, il ciclista dilettante allo sbaraglio, gongola, ma per poco: “Ho ospitato un mio amico, fra qualche ora deve prendere un aereo, puoi accompagnarlo tu a Fiumicino? Se non puoi non fa niente, vedo che devi andare in bici, possiamo chiamere un taxi”.
   Giorgio risponde subito affermativamente, per lei questo ed altro, ma nel suo animo sta accadendo un incidente che, nella spiritualità, equivale a una foratura nello sport del ciclismo. A proposito: e la pedalata sulla pista ciclabile? Pazienza, un uomo resta un vero uomo anche se, in via del tutto eccezionale, non rispetti una promessa che ha fatto a se stesso. Domanda numero due: e la gioia che si era accesa e splendeva come il Faro totem de Zena? Giorgio sta sorridendo a Beatrice, e letizia comunque v’è sulla sue labbra, e sempre somiglia al Faro di Genova, ma è una letizia circondata da delusione, e somiglia alla Lanterna quando il Sole è ormai calato…

Walter Galasso