![CARO FRASSINO DI MONCENISIO, FARO NELL’ ECOMUSEO LE TERRE AL CONFINE [EPISTOLA LETTERARIA A UN ALBERO MONUMENTALE] CARO FRASSINO DI MONCENISIO, FARO NELL’ ECOMUSEO LE TERRE AL CONFINE [EPISTOLA LETTERARIA A UN ALBERO MONUMENTALE]](https://www.romacampodeifiori.academy/wp-content/uploads/2026/09/Frassino_di_Moncenisio_copy_831x1260.jpg)
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LETTERA
AL MONUMENTALE FRASSINO
DI MONCENISIO
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ECOMUSEO
LE TERRE AL CONFINE
*
CITTÀ METROPOLITANA
DI TORINO
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Academy Roma Campo de’ Fiori
II
Athenaeum
SUPERCLUSTER DI GALASSIE LIT
5
SAGGISTICA
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FEATURED IMAGE
WIKIPEDIA
File : Frassino di Moncenisio
Descrizione
Il faggio monumentale di Moncenisio
Fonte
IPLA, Istituto per le piante da legno e l’ambiente IPLA spa e Università degli studi di Torino (a cura di), Alberi monumentali del Piemonte, Savigliano, L’artistica, 2004
Autore
Sconosciuto
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DI WALTER GALASSO

Caro, raro Frassino, monumento e memento, silhouette di storico simbolo che, quasi fermo nel vento, pulsi come il prezioso cuore di Moncenisio, già Ferrera Cenisio. Frassino ti chiamo, in questa lettera affettuosa, come se sia il tuo nome proprio e, mentre la mia mente guarda la tua temporale densità, chiedo alla tua attualissima antichità una guida, un vademecum, la sintesi di un Baedeker per meglio orizzontarmi nella bellezza di queste latitudine e longitudine.
Tu, Fraxinus excelsior, pure Albero della Libertà, figlio vegetale della Rivoluzione francese: che peccato, par che sia mera leggenda, ma questo tuo mito mentre cade vola, perché la scienza lo ha inficiato nella misura in cui ha detto al mondo che il tuo incipit risale addirittura a prima. Diuturno, ben più dei tuoi fratelli, ergo meritevole di rappresentarli tutti per dorata antonomasia.
Odo, nei tuoi paraggi, allievo della tua magistrale esperienza, la eco delle mirabilia di cui, dai tuoi remoti albori, sei stato discreto testimone, con rami che paiono testi su cui è scritta l’essenza di questa piemontese dimensione geografica e sociale, nella città metropolitana di Torino. Un’invisibile sinfonia di echi melodiosi, un concerto in cui ieri e domani si fondono nella scatenata evidenza del presente.
La tua solennità, che dona catarsi alle convulsioni pulsionali di una società sempre vogliosa di oltre e di altro, abbraccia, come una naturalistica e didattica lezione nell’aria, lirici aneliti al potenziamento del tempo. Ore secondi minuti, grazie ai ballerini sorrisi delle tue classiche foglie, sfociano in un poetico surrogato della cosiddetta eternità. Dimmi, in bisbigli eloquenti dentro sibili metafisici, che cosa si prova a nascere più o meno nell’alba del Settecento e a calamitare a tutt’oggi l’ammirazione contenuta in ammiratori internazionali. Fascino glamour a prova di usura, sacertà evergreen della Natura, che svetta nella perfetta serenità di un’oasi bucolica e sublime.
Vedo rispecchiato nell’orgoglioso fluire del torrente Cenischia -equorea casa di trote felici nel suo divenire sempre in fieri- il tempo che aspira a eternarsi. Fiume che gemella zone diverse, fucina di suggestive distese di ghiaia in una valle maestosa, flusso che, in arzilli zampilli di cascate rivoluzionarie, mette la sua longevità al servizio di un’effervescente stupore degli sguardi. E tu, Frassino detentore di una egemonia assolutamente democratica, benedici, dall’alto del tuo scettro botanico, questo spettacolo in bilico tra minima moralia e Fondamenti.
Il ramingo visitatore, chi qui sente aroma di altrove e in tale impetuoso profumo scivola sul paradosso di sentirsi meno sicuro, attinga alla tua amicizia il salvagente che tuteli la sapienza del suo viaggio.
Qui, nella grazia del Rispetto verso la Cultura, c’è l’Ecomuseo Le Terre al Confine, prova plastica della grandezza culturale della tua Moncenisio, nota per essere piccola, ma i metri quadrati, il numero di case, la tangibile estensione del territorio, il precisissimo numero di abitanti si trasformano nella vastità sorella di un oceano, metaforico e non solo, quando questa entità spaziale ospiti l’illustre interfaccia tra due o più civiltà.
Italia Piemonte Torino Moncenisio e, et voilà, il giornalista globe-trotter, da queste parti per arricchire il suo curriculum di esploratore, all’improvviso, rapito da un non so che di ecumenico, telefona, con voce amabilmente concitata, al suo direttore, a New York o Tokyo o Londra, per comunicargli che in una porzione, quasi magica, della tua ombra ha scorto la proiezione di un Infinito imparato sui banchi di scuola, studiando un filosofo o un poeta. Questa nobile Terra ha nel suo DNA la missione di affratellare, donare osmosi a popoli diversi, contenerne le apparenti differenze in un abbraccio in cui si trasfigurano in meno di un amen, diventando sorellanza fra etnie.
Sacrosanta la corrusca coerenza culturale di chi, rispettando i tuoi ispirati desiderata, ha voluto evidenziare, in un’area en plein air dell’Ecomuseo, tutto l’antesignano valore della mitica Ferrovia Fell. Capolavoro, allora futuristico, a scartamento ridotto, con una chicca destinata a entrare nella Storia e a far parlare di sé a posteriori: la terza rotaia al centro dei binari. Un alto emblema, mica un escamotage per far fronte a un problema! Le volenterose, indefesse locomotive esercitavano un’affettuosa pressione su di essa, come una pianta che si abbarbichi a un supporto quasi volendogli bene, e così eludevano una parte dell’ostilità insita nella forza di gravità. Ne scaturivano, in una gloria senza boria, exploit capaci di fronteggiare pendenze monstre, superiori all’83 per mille.
Caro Frassino, Faro nell’Ecomuseo, la Ferrovia Fell, storicamente protetta all’ombra della tua iconica egida, in tale peculiarità aiuta, con il suo esempio cristallizzato nell’erudizione del tuo glorioso popolo, chiunque sia in apprensione mentre si accinga ad affrontare un compito di cui non si senta all’altezza. Essa è stata una tua allieva. Tu, caro amico, sei nato frassino, non pino dai coni setolosi. In teoria non avremmo dovuto avere il piacere di assistere alla tua bellezza, ché la specie a cui appartieni non è certo longeva come il tuo fratello californiano, Mister Bristlecone, eppure sei riuscito a diventare l’eccezione che batte in walk-over le leggi della norma. Propaga la tua resilienza, partecipa la tua resistenza a ogni animo che, con timore e tremore, paventi uno scacco nella corsa verso una meta.
La suddetta pendenza dell’83 per mille somiglia a ogni umana paura di non farcela, e lo stesso trend del ciclo biologico dei frassini standard è paragonabile a un esistenziale patema, rispetto alla voglia di durare per sempre, insita in ogni pianta. Tu, che hai superato quel trend e lo hai elevato alla tua gloria plurisecolare, infondi coraggio ai tuoi ammiratori preoccupati per qualcuno o qualcosa.
Molti fanno rumore per coprire ansia, si atteggiano a duri ma, sotto sotto, subiscono il molesto e ansiogeno pressing di qualche tarlo. In fondo anche il rimpianto dei vent’anni provato trent’anni dopo è, in Pinco Pallino come nel boss Mandrake, un vuoto che picchia, un deficit che aduggia, un No, un Muro, un amaro seme di una violenza che preme nella malinconia e nella nostalgia. Tu, e ogni Albero Monumentale, sei e siete una parenesi alla serenità.
E in fondo anche la dicotomia amico/nemico è la primigenia matrice di eterogenea inquietudine. Proteggi, amico mio, la tua cara Istituzione, l’Ecomuseo “Le Terre al Confine”. Un centro culturale che rispecchia l’importanza di questo luogo, bello e nobile, nel propiziare moralmente, e ospitare a livello spaziale, un edificante dialogo fra i popoli. Insegna il Valore della Pace, meraviglioso Albero Monumentale, caro amico mio.
Walter Galasso
