IL MARE È ADIRATO CON CHI UCCIDE PESCI PER HOBBY   [BOZZETTO 69;  RUGGITO DI LEO TIGRE]

IL MARE È ADIRATO CON CHI UCCIDE PESCI PER HOBBY   [BOZZETTO 69;  RUGGITO DI LEO TIGRE]

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DI WALTER GALASSO

   Se l’inverno è un generale, l’estate che cos’è? Qual è la sua professione, il suo lavoro in società e nell’immaginario collettivo? Punti interrogativi a parte, su un dato di fatto non solo non ci piove, ma splende un caldissimo e radioso solleone: essa ha molti gradi (di temperatura). Pure oggi, quantunque qua e là il cielo abbia un dispettoso velo di leggere nubi, emigrate da un altrove dove evidentemente non si sentivano nel migliore dei modi, il palindromo afa furoreggia nell’aere.
   Non boia questo caldo, ché esso merita etichette più signorili, piuttosto da bollino rosso, falso amico e parente solo alla lontana di quello sulle banane, inclusivo del codice -alquanto suggestivo- Price Look-Up. PLU ‘sto codice, blu -ma non solo- il mare, che in fondo a questa amena località esercita un immenso potere attrattivo senza volerlo, soltanto essendo il sire che è. Magnetico, più di una calamita, mecca naturalistica di un pellegrinaggio sistematico, e antitetico, nella sua signorilità sublime e quasi metafisica, all’atteggiamento di alcuni suoi fan.
   Lo agognano, sclerano se in queste settimane ne sono lungi, reputano che stare vicino a lui o dentro sia un’imprescindibile condizione di edonistica positività, ma… Ma lo usano e non gli dicono nemmeno grazie, mai lo contemplano, immersi integralmente in un cazzeggio allergico all’adorazione culturale della Natura. Caro tirrenico fratello degli oceani, ammiro il modo in cui te ne freghi, mi sembri superiore a ogni risentimento, un modello di serafica imperturbabilità.
   Su un marciapiede un tizio, parlando in vivavoce al telefono con qualcuno, a un certo punto urla come un ossesso trash, fissando il display con uno sguardo che non ha nulla da invidiare alla voce, alta e stentorea, nello sport outdoor della cafonaggine in società.
   Nei pressi di una fontana un punkabbestia -il numero dei suoi tatuaggi e piercing è stato attenzionato dall’ISTAT- si avvale dell’erogazione idrica in modo, come dire?, non moderato, causando schizzi che raggiungono una dama con la puzza sotto il naso rifatto. La donna, atteggiamento da altera nolimetangere, non gradisce, e comunica questo fastidio mediante il linguaggio delle espressioni facciali. Il punk, pur non essendo un baccelliere, capisce perfettamente il contenuto buttato addosso al suo onore da quella mittente antipatica. La sua reazione risuona su tutto il territorio comunale, con e come una eco che pare un’occhiataccia di sbieco: “Acqua è, non merda!”. Punto e basta, prendi e porta a casa tua, presumibilmente una dimora piena d’ogni comfort.
   Ma anche in qualche locale pubblico non abbonda un sano spirito di finezza. In una caffetteria dietro la cassa v’è una maîtresse -nel senso di zarina di tutto l’ambiente, mica…-. La zarina se la tira, guarda negli occhi solo un ristretto numero di clienti privilegiati, avventori che hanno l’onore di essere nelle sue grazie, laddove nelle interazioni con altre persone gli occhi sono orientati altrove, mentre le mani ghermiscono con periodica avidità i quattrini. E una sua collaboratrice, squinzia dietro il bancone, nella sua scura divisa dello staff cerca di emulare il più possibile la maleducazione della capa. Dà l’appendice di un bicchiere d’acqua solo a chi dice lei. Lascia invece a bocca asciutta un tapino visitatore, qui per la prima volta. L’uomo le chiede un bicchiere di liquido potabile, avendo una sete paragonabile a quella di un elefante africano, e lei lo dà, lo dà, ma sbattendolo sul bancone più o meno sotto il naso del tizio, evidentemente reputando lui un rompicog… e la sua richiesta un’assurda oscenità. Un turista testimone oculare di queste, e tante altre, cadute di stile potrebbe dire, dopo il rientro nel suo Comune di residenza, “Ho visto cose che voi umani…”.
   Questo ambaradan di rozzezza sembra la perfetta antitesi all’eleganza del più grande protagonista di questa città, Lui, il Mare che trionfa nell’ambiente senza mai peccare. Lo raggiungo con l’animo permeato d’una costruttiva energia spirituale. Mi avvicino alla sua distesa con una metropolitana gradualità, che pare sorella di un febbrile conto alla rovescia. Non vedo l’ora di nuotare, e prima e durante e dopo il nuoto voglio studiare umilmente le onde, carpire e capire qualche segreto, parzialmente mistico, insito nello sciabordio delle onde contro scogli che le amano come mogli. Cercherò di decrittare senso in strane piroette di gabbiani a ridosso del pelo dell’acqua, e immergendomi, sub emozionato nell’ovattata dimensione sotto la superficie, voglio ammirare la meraviglia dei pesci, “encantado” di fronte alla loro agilissima e spesso muta grazia. E…
   Ma che succede? Sono ormai vicino a questo spicchio di Mar Tirreno e mi accorgo che nella sua involontaria felicità c’è qualcosa che non va. Lo vedo un po’ scuro, anche se oggi, nonostante le suddette nuvole, nel complesso v’è tanta luce nell’aria. Vorrei chiedergli “Carissimo amico mio, perché noto su di te una metaforica oscurità a macchia di leopardo?”.
   I miei dubbi sul precipuo motivo del suo cattivo umore, la mia ignoranza in merito alla causa del suo risentimento durano poco. Giro la testa verso oriente e mi accorgo della presenza, su alcuni dei suddetti scogli, di soggetti che, invece di fare un bagno, o guardare in faccia il sole per attingere una tintarella paragonabile a un peperone, o giocare con un pallone, o leggere un buon libro, o chiacchierare con amiche e amici, o…, invece di agire come si deve fanno altro. Cosa? Presto detto, anzi scritto: sono armati, armati di un fusto blank, un amo, un’esca, una larvata ferocia belluina, armati insomma di una canna da pesca. Praticano, come hobby, l’assurda uccisione di creature. Non sono pescatori di professione, aggrediscono pesci solo ed esclusivamente per passatempo. Loro uccidono, e intorno chi di dovere non muove un dito, forse perché su certi social non va di moda la tutela dei pesci, evidentemente reputati animali di serie B. Persone come la maleducata zarina di cui sopra sono mammole e meritano un decimo di encomio rispetto a chi trucida splendidi animali.
   Il mare è scuro perché ama quelle creature, ne è, come amorevole habitat, lo splendido protettore e custode. Amico mio, io e il mio Leo Tigre ti esprimiamo tutta la nostra solidarietà, nell’auspicio che la cultura dell’animalismo in società migliori quanto prima.

Walter Galasso