UN GUAIO SOCIALE SOTTO UN GAIO SOLE   [APROSDOKETON AL QUARTACCIO / 3]

UN GUAIO SOCIALE SOTTO UN GAIO SOLE   [APROSDOKETON AL QUARTACCIO / 3]

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DI WALTER GALASSO

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   Gabriella, domiciliata da qualche anno in un palazzo di via Torresina, scevro di ascensore, vernice opacizzata sulle ringhiere selvagge dei balconi, con la facciata che non può in alcun modo vincere il premio ‘Il pennello di Michelangelo’, escoriata a causa di troppe macchie e poche toppe. Andrebbe ristrutturata, ma il condominio non si può permettere spese extra. La casa della donna ammonta a tre vani e accessori, non molti metri quadrati distesi al secondo piano. Lei e il suo compagno stanno pagando un mutuo, facendo sacrifici, tirando la cinghia, astenendosi da vacanze che costino più di una frittata e bevande in borsa frigo su qualche litorale senza vip.
   Gabry non naviga dunque nell’oro, è una docente precaria, qualche supplenza se si degna di farle l’elemosina quella fortuna per lo più taccagna e avara, che ha deciso di non bussare mai alla loro porta con una vincita a Lotterie di Capodanno, terni al lotto e super enalotto, schedine o casinò se la coppia potesse e volesse andarvi. Rispetto a chi è più abbiente, però, questa trentaquattrenne ha una marcia in più: è molto sensibile. Questo non significa che arrivi a comporre poemi da storia della letteratura: la sua delicatezza d’animo si traduce e concretizza in sensazioni semplici ma che in molti non hanno. Per esempio nel dialogare a suo modo con il tempo, inteso come meteo. Lei non gli è insensibile, ci fa caso, perché pensa che un conto sia fare una spesa al risparmio sotto un acquazzone, un altro sognare la felicità quando oltre le finestre i raggi solari danno spettacolo in mezzo all’universo. Una volta ha letto pure -su una rivista per cui ha una fissa: si compiace di dirsi e di dire in giro che è una sua fedele lettrice- che la psicologia di alcuni può dipendere, eccome!, dalla bonaccia o dalla burrasca nella navigazione delle proprie percezioni.
   In effetti le condizioni climatiche caratterizzano una scena più di quanto alcuni tendano a pensare, arrivando a plasmare importanti regioni di animi molto sensibili, a forgiare, come un acefalo e metaforico demiurgo, il modo in cui il senso di un ambiente ‘entra’ nella psiche di chi stia facendo qualcosa proprio nel suo ambito. Esse non solo presiedono a un comfort estrinseco, alla lievitazione di un agio borghese, alla facilitazione materiale delle azioni, ma sono anche capaci di doni più interiori: alzare le tapparelle di una camera da letto al risveglio e accorgersi di una splendida giornata è ben diverso che percepire, già prima ancora di spalancare le finestre, gocce pluviali che picchiettano da fuori sui serramenti.
   Molti snobbano il preciso rapporto tra bello o cattivo tempo da un lato e l’umore di certi soggetti dall’altro. Sì, al meteo in TV fan caso quasi tutti, le pianificazioni e di giornate lavorative e (soprattutto) di parentesi vacanziere tengono conto di ciò che oracoli in divisa dell’Aeronautica preconizzano con una bacchetta in mano e un maxischermo vicino. Però è molto più vasta l’influenza esercitata su persone ‘semplici’ dalla risposta alla domanda ‘che tempo fa?’.
   Le nuvole, con la strana tridimensionalità delle loro fantasiose guise, possono andare d’accordo con l’arte di interpretarle nel soggettivismo della pareidolia, quando al tuo cervello sembrano qualcuno o qualcosa, o nella superstizione della nefelomanzia, ché se una maga sta entrando in un grande magazzino -per comprare una palla di vetro ribassata del venti per cento- e alza lo sguardo, evince -crede di evincere- da quel che vede quanto spenderà nel discount. Ognuno di quei grandi batuffoli di ovatta, da cui si spera non emanino rovesci torrenziali, può essere un Nembo senza Kid tra sciocchezze e/o poesia, e non fai in tempo a criticare le prime che un vate verga una magistrale ‘O nuvola’ e zittisce il luminare che aveva già attaccato a dire che bisogna parlarne solo scientificamente. Nubi nubili, mai sposatesi con il Sole, che si vendicano della loro solitudine consentendo ora truffe cognitive ora fantasie, ritagliandosi un ruolo di primo piano nell’attività cerebrale che sormonta nasi all’insù.
   Il Sole? Eh, esso è l’Imperatore illuminato, ché quando rifulge, pieno e maestoso, è tanto ottimista da sembrare più grande di Aldebaran. Le previsioni meteorologiche lo osannano come il precipuo punto di riferimento delle speranze dei telespettatori, si impenna l’Auditel quando l’opera d’arte della cartina -un’Italia a cui appiccicano simboli climatici- è strapiena di dischetti gialli. L’intera Penisola può festeggiare l’apoteosi della grande stella, che vuol dire bel tempo, abiti raggianti, usi e costumi facilitati come in una strenna della fortuna. Euforia eliocentrica, ‘hip, hip, hip, hurrà!’, anche se pochi arrivano a confessare in maniera così sperticata il proprio buon umore.
   Le condizioni atmosferiche sono un racconto inclusivo anche di altri personaggi. Venti equivalenti a un milione di phon: fischiano, spettinano, flettono canne ma non querce, regalano corse e piroette a foglie avulse dalla matrice vegetale, fanno leggermente ondeggiare moto imperfette, deviano la traiettoria di palline da tennis, sbattono contro serramenti poco ermetici fino a cagionare, nei vetri schiaffeggiati, un simbolo acustico della paura.
   Poi pioggia a catinelle, che prostra la dignità degli ombrelli tascabili -che ‘sola’ quelli a poco prezzo!- e inzuppa i risvolti dei pantaloni, anche di quelli non a zampa di elefante, stretti sotto, a sigaretta:  zacchere e -aggiunge un tuo amico di Pisa- pillacchere sui jeans, che hanno già comprato un biglietto di andata e ritorno per Lavatrice City.
   Tanti la commentano con un ‘meno male’ -questa volta usato in modo preciso e non ‘tanto per’- se pensano alla candida, ostile e ambigua neve, che obbliga gli automobilisti a portare catene a bordo ma si fa perdonare dal mondo consentendo pupazzi con cui divertirsi e slalom montani con due ideali scettri, i bastoncini, in connubio con gli sci.
   Nuvole, Sole, vento, precipitazioni, neve, e poi tuoni, fulmini, nebbia, e tanto altro ancora: questo è il film, in onda ogni giorno, di sua maestà il Meteo, che ammanta le azioni, ne costituisce il cangiante contesto, condiziona appunto lo stato d’animo di molti, suscettibile di variazioni nella tonalità emotiva a seconda del clima. Poi, magari, può anche succedere che qualcuno se ne infischi, che faccia comunque quello che deve fare in un carattere anelastico, sempre uguale, autonomo fino a citazioni nel Guinnes dei primati: resta però il fatto che deve fare i conti con la situazione meteorologica in cui si ritrova per causa di forza maggiore e, anche se il suo animo ne prescinda, la sua condotta assume un colore che dipende da quella cornice, inerisce a una sia pur passiva dialettica con queste circostanze degli elementi.
   Luca, il compagno di Gabriella, rientra in questa categoria. Non pensa affatto, a livello lirico, che un dì soleggiato sia una manna per la sua psiche, però rientrando a casa quando fuori piove è nervoso se il suo paltò si è inzuppato e, entrando nell’auto e uscendone, ha dovuto fare contorsioni e acrobazie per chiudere e aprire il suo ombrello. Gabriella, invece, vola più alto, ha un animo più gentile, e quando -lei mattiniera- l’alba le regala profumo di aria e temperatura mite, con il Sole che nel levarsi sembra un amicone che si stiracchia, lei è portata ad avere più positività nelle sue sensazioni interiori.
   Certe volte quest’ottimismo meteorologico corrisponde a quel che succede realmente, nel senso che in una giornata assolata, piena di bel tempo, le cose vanno davvero meglio, a lei o intorno a lei. Certe altre non è così, ed esultano i temperamenti illuministici e matematici, che si precipitano a dire, a tipi come Gabriella, “Hai visto? Non c’entra niente, è solo superstizione, o comunque una tua personalissima impressione, come quando, nella pareidolia, vedi la forma di una nuvola e dici che è un fiore. È solo il tuo cervello che ha scorto in essa quel che voleva vedervi, perché, da un punto di vista razionale…”. Gabriella, mentre loro parlano, si alza e se ne va, perché a lei piace sognare anche se questo significhi essere analfabeti della razionalità.
   Oggi sembra che quegli illuministi, però e ovviamente, abbiano ragione. Questa mattina, infatti, splende un radioso Sole nel cielo di Roma, la metà di Luca ha sorriso aprendo i serramenti in anticorodal -sono una fonte di soddisfazione, danno proprio un senso di modernità e fanno sentire più prestigiosa questa coppia, dalle finanze più vicine al rosso e al verde che al rosa-; nondimeno, dopo qualche minuto, ha cominciato a notare qualcosa di strano sotto casa sua. Se tanto le dà tanto, se non si sbaglia il suo intuito di romana che conosce molto bene questo quartiere, a giudicare da molti particolari ha la sensazione che sia successo, o stia succedendo, qualcosa di negativo a qualcuno. Dunque sotto un gaio Sole forse c’è un guaio sociale…

Walter Galasso