![STUDENTE PICCHIA VICEPRESIDE, PUNKABBESTIA SBERTUCCIA MARIUCCIA [Bozzetto 44; FOTO: “ESTRAZIONE DELLA PIETRA DELLA FOLLIA”, HIERONYMUS BOSCH] STUDENTE PICCHIA VICEPRESIDE, PUNKABBESTIA SBERTUCCIA MARIUCCIA [Bozzetto 44; FOTO: “ESTRAZIONE DELLA PIETRA DELLA FOLLIA”, HIERONYMUS BOSCH]](https://www.romacampodeifiori.academy/wp-content/uploads/2025/11/2025-11-17_14-04-51-822-scaled.png)
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DI WALTER GALASSO
Accade con stile il reboante fluire di eterogenei rumori sull’asfalto -alto senso in basso- di un Corso romano. Brum brum, roarr -con due ‘r’-, roarrr -nel frattempo sono diventate tre in mezzo a un’effervescente escalation di decibel-.
Nei paraggi di un Monumento ozia bivacca e cazzeggia un gruppo di vagabondi. La comitiva, emblema di varia umanità in una tranche de vie bellamente neorealistica, è capitanata, in una leadership implicita ma non per questo meno autorevole, da un punkabbestia, Mirko, che si atteggia a fico che la sa lunga. È un particolare Tipo 8 dell’Enneagramma. Boss ma non troppo, forte e stravagante, maschio alfa e vulnerabile al tempo stesso. Diversi tatuaggi sull’epidermide delle sue braccia, un folcloristico piercing insieme a narici come amici che impreziosiscono il passaggio dell’ossigeno, un fisico drammaticamente contrassegnato da una magrezza che significa solo stenti alimentari. Anche una mezza ebbrezza, vissuta come una libertà storpiata e gratificante nel contempo.
Confabulano del meno e del meno -il più fa parte di discorsi di gente che se la passa meglio-, ognuno ci tiene a lasciare il segno nel match, senza un gong iniziale, della gang. Quale partita? Quella del fare una bella figura più degli altri, of course. Alcolici sul suolo e parolacce in boccacce senza tabù, rancori rannicchiati nell’invisibilità di private e provate coscienze, ma anche la voglia di gioia: quella non tramonta mai, in nessuno, e vola, nel firmamento d’ogni psiche, pure quando mancano le ali e nessuna ufficiale propulsione gioca a favore.
Questi uomini si raccontano pezzi di ieri, aneddoti mescolati a un pizzico di esagerazione, confessioni pruriginose, omaggi al concetto di una gagliardia ai confini con la violenza. Anche qualche cazzata, eruttata nell’ambiente per una costruttiva crisi del silenzio introverso, non è mai un boomerang se intorno c’è un amico, o giù di lì, che la raccolga nel proprio ascolto e ne faccia un seme di positività.
Qualche passante, alla vista di questi emarginati, gira alla larga, paventando che possa arrivarne un urbano pericolo. Qualche altro, di indole reazionaria ma non troppo, ficca disistima nei suoi sguardi sul loro degrado, ma mentalmente evita che essa degeneri in disprezzo.
Il fedelissimo compagno peloso di Mirko -l’animale si chiama come un noto graffitista-, un cane che lo guarda come guarderebbe, se ne fosse il pet, il Presidente della Cina, all’improvviso è coccolato da una donna che, accortasi di questo esemplare bonaccione, si è fermata per conoscerlo meglio. Onora il quadrupede, ma non è da escludere che con una fava voglia cogliere due piccioni e un dog. Forse, infatti, ci tiene a far vedere che lei non mantiene le distanze dai reietti, anzi gli regala simpatia, gioviale confidenza, un rispetto antitetico a cattivi pregiudizi.
Costei, Mariuccia, aspira a essere reputata eticamente santa. Politicamente ha inventato una nuova categoria dello spirito: il Progrrr. Si chiama proprio così la sua Associazione, riflesso della sua visione del mondo. Presumibilmente l’anomala etichetta, frutto di annose meditazioni alla vigilia della fatidica scelta, è a significare, in una voglia di stupire di riffa o di raffa, un progressismo tanto sui generis quanto incazzato, così arrabbiato da ringhiare. Quel “grrr”, è bene sottolinearlo, allude anche a una raccolta dei mitici Rolling Stones, GRRR!, una silloge Greatest, pubblicata in data 12 novembre 2012, per celebrare il mezzo secolo di attività del gruppo stracult. Mariuccia è una loro fan, ne pregia anche la grinta, sul proscenio e non, e ha reputato quel titolo un modo molto azzeccato e acconcio per alluderle. Però, al netto di questo addentellato, il motivo principale per cui la pasionaria ha chiamato “Progrrr” il suo Movimento è, va da sé, la volontà di far capire papale papale a tutti che gl’ingredienti basilari di cui consta la sua ricetta per cambiare il mondo sono il Progressismo -che hanno tante menti, e questo non talenta al suo narcisismo- e una rabbia special, appannaggio esclusivo del suo eroico impegno.
Nella presente situazione ha colto al volo l’occasione di flexare la sua vicinanza agli ultimi e agli zeri, quelli veramente tali, non tali di nome (d’arte) e/ma con miliardi sul conto corrente. Clochard sotto la Statua di un grande letterato, uomini allo sbando, iloti che quando sono entrati per la prima volta in un vicino supermercato, fino a quel momento negozio senza guardiani, hanno indotto il direttore a deliberare l’assunzione di un vigilante, per erigere un coercitivo argine, in uniforme, alla minaccia da essi incarnata (almeno potenzialmente): per Mariù una meravigliosa occasione di mettersi in mostra. Stava passeggiando con la sua migliore amica, Gemma, una contessa con la testa ideologicamente calda, e non ci ha pensato due volte, ha deliberato su due piedi di fermarsi e ostentare la sua vicinanza morale a questi sventurati sottoproletari, probabilmente senza fissa dimora.
Con la scusa delle coccoline al cane sta centrando, nel suo apparire agli occhi di tante persone, il suo primo obiettivo: ostentare, Grrr!, il suo essere sorella dei deboli. Uccia fa un grattino dietro le orecchie dell’animale, chiedendo a Mirko come si chiami -“Banksy”, risponde il punk, con aria sorniona-. Poi, continuando le carezze, sorride all’intero gruppo, mentre la contessa, che non se ne frega niente, smanetta con il suo smartphone di postmoderna generazione -un dispositivo, asso di telefonia mobile, nobile come la padrona, con silicio blu nel performante processore e i chip con la erre moscia-.
Gemma all’improvviso “Mariù, senti questa!, a Grosseto, davanti a una scuola, uno studente, che si stava attardando fuori, ha dato un pugno in faccia alla vicepreside, uscita per richiamarlo. La docente, poraccia, è stata portata al pronto soccorso dell’ospedale Misericordia”. La donna sta offrendo all’amica, su un piatto d’argento, un’occasione d’oro.
“Poveretto, ‘sto ragazzo -Mariuccia attacca subito un’arringa difensiva pro picchiatore-, il suo sfogo è sintomatico di una debolezza interiore, si è comportato così perché evidentemente è affetto da un drammatico disagio, la cui colpa è, a mio avviso, da ravvisare in quelle microsocietà, come la sua famiglia, o la stessa scuola in oggetto, o la palestra sportiva o la parrocchia -se ne frequenti qualcuna- dove chi di dovere non è stato evidentemente in grado di andare incontro alle sue esigenze psicologiche”.
“Ah ah!!!”, Mirko, che ha ascoltato il discorso, non può fare a meno di sbottare in risate di gusto. “Dottorè, ma come ragioni, al contrario? Il guaglione mena ed è debole? È violento, e tu lo chiami poveretto? La professoressa le prende, va al pronto soccorso e la colpa è della scuola? Mi sa che tu sei un po’ sciroccata”.
La fondatrice dell’Associazione “Progrrr” viene sbertucciata, ma da un suo idolo, perciò si tiene lo sfottò senza replicare, limitandosi ad allontanarsi dall’ex amico, dopo aver detto alla contessa “Andiamo, Gemma, si è fatto tardi” -e senza neanche salutare Banksy, che la guarda deluso-. Una parte del suo inconscio, però, sta pensando “quant’è stronzo ‘sto straccione”, e vorrebbe tanto, se lei fosse tale e quale alla campionessa di boxe Pamela Malvina Noutcho Sawa, sferrare un cazzottone all’ingrato paria. La signora sa che potrebbe tranquillamente sfangarla e farla franca, certamente non le mancherebbe il supporto di qualche persona della sua stessa pasta, pronta a dire che chi dà botte non ha alcuna colpa.
Walter Galasso
