NOVATE COME IL PACHA IBIZA. CILIEGIE U-PICK A MEZZ’ORA DA MILANO

NOVATE COME IL PACHA IBIZA. CILIEGIE U-PICK A MEZZ’ORA DA MILANO

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FEATURED  IMAGE

WILIMEDIA COMMONS

File : Pacha Ibiza Cherries

Descrizione

Le ciliegie , simbolo della discoteca Pacha di Ibiza

Data

14 settembre 2014

Autore

Angel Abril Ruiz

File rilasciato sotto licenza Creative Commons Attribuzione 2.0 Generica

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https://creativecommons.org/licenses/by/2.0

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https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/f/f2/Pacha_Ibiza_Cherries.jpg

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DI WALTER GALASSO

   Afrodite lassù, fra traiettorie di preghiere poetiche e variopinta rosa di simboli di eros, diva che in bellezza forse ebbe abbraccio con spuma marina nella brezza, non si dimentica delle ciliegie, care al suo pathos.
   Portati che arrivarono a Roma emigrando dall’Asia Minore, e subito diventarono un corrusco esempio di un rosso maggiore, speciale, inconfondibile. La venerata dea, metafisica madrina della venustà che eterna non passa, delle passioni che nell’amore deliziano il mondo, della fertilità che stende al tappeto ogni desertico nichilismo, è entità affettuosa, ma esige rispetto. Per sé e pure per le cose che sono nel suo cuore, come, appunto, le fantastiche cherries.
   Antiche delizie, cariche di storiche suggestioni, buone buonissime nella loro valentia organolettica, estasi di palati in solluchero al contatto con queste gemme. La loro bontà, ricca di amichevoli benefici, è al di fuori del comune, la loro immagine, intensamente red, redime le coscienze in malinconica crisi, affrancandole dalla loro vaga debolezza. Si presta a romantici giochi mentali di innamorati vogliosi di amuleti, pieni d’una poetica voglia di toccare qualcosa che, nel tatto, gli regali la speranza di raggiungere meglio e più velocemente il top dell’amorosa felicità -se ancora non l’hanno attinto- o di non perderlo mai, se già vi sono arrivati.
   Nessuno inserisca queste credenze nelle ore di un folklore non esatto come la matematica: la scienza, dall’alto, lascia fare, dà il nullaosta e si astiene dal revocare in dubbio la carina legittimità di queste idee, super, non superstiziose. La scienza non si oppone a queste speranze, forse perché, nell’Olimpo del Sapere, pure lei ogni tanto s’innamora, e vede di buon occhio il benevolente dono di belle ciliegie.
   Frutti legati all’amore, e non solo. Sembrano chicchi di mastodontiche chicche, ogni loro albero è un effetto speciale nella cosmica armonia d’una Natura odorosa, georgica e preziosa, alto e ibrido mix di agricoltura che nutre il fisico insieme a una fenomenologica grazia ch’è gustosissimo pabulo di animi sensibili. Le ciliegie, Delikatessen che risolvono problemi senza mai avere effetti collaterali, meritano a maggior ragione di moltiplicarsi, in una ferace dovizia, in una composita festa dell’apparenza estetica, del ghiotto gusto, del beta-carotene che fa bene all’epidermide, della melatonina che aiuta gl’insonni a non esserlo più, spingendoli in un tuffo tra le chete e protettive braccia di Morfeo.
   Merita, per questi e per molti altri motivi, una sporta di sinceri complimenti chi le onori, così rallegrando Afrodite e chiunque nutra simpatia per questi fiammanti doni della terra.
   Congratulazioni, per esempio lombardo, al duo di bergamaschi agricoltori che, estimatori del gioiello denominato sciresa o sgalfion, hanno voluto dedicarsi alla coltura e al ‘culto’ di ciliegie in un ambiente, in quel di Novate, non lontano da Milano, anzi proprio vicino all’importante città. Appassionati, caparbi, determinati, Matteo e Nicola hanno originato un ciliegieto su una superficie di dieci ettari, in zona Balossa. Un’area dove par di captare la meneghina eco del fascino di Milano, il riverbero della sua intensità culturale, lavorativa, metropolitana.
   I due imprenditori ci tenevano a coniugare, in un connubio all’avanguardia, la campestre produttività di un frutteto ad alti livelli con la vicinanza alle 135 guglie del Duomo. Non solo hanno tagliato, con lodevole velocità e rigorosa precisione, questo traguardo -una Meta evidentemente anche, e soprattutto, culturale, prima che rilevante su un piano economico-, ma la realizzazione della Mission è avvenuta con il vento in poppa assicurato da caratteristiche e dati da urlo.
   Il numero degli alberi ascende a una cifra ragguardevole, la bellezza di seimila esemplari, un tripudio botanico d’una ‘squadra’ spettacolare, aulente, inclusiva di magnetica parentela con i pro estetici della geometria, ricca della bucolica ricchezza di uno scenario naturalistico a dir poco incantevole.
   Sulla base di questi punti di forza, già più che sufficienti a garantire all’azienda “La Balossa” un posto di rilievo nel gotha dell’economia locale, i titolari di questa avventura hanno aggiunto sulla complessiva e metaforica torta di questa azienda una peculiare ciliegina -in un uso particolarmente opportuno di questa nota espressione idiomatica-. Nel Progetto “CiliegiaMi”, etichetta felice anche a livello di eloquente sintesi, il loro ubertoso giardino è un moderno e interattivo campo U-Pick. Un negozio en plein air dove persone di ogni età, opportunamente e preliminarmente equipaggiate con appositi contenitori, possono praticare un’oculata autoraccolta. W DIY!, un Do It Yourself che, in questo frame, diventa pure un’esperienza culturale, come si evince dal modo in cui i due protagonisti parlano del loro entusiasmo verso l’idea di clienti che raccolgano con le proprie mani i frutti dagli alberi.
   Le persone, entrando in questa oasi per certi versi fiabesca, a immediato contatto con una Natura che resta se stessa negli umani riti di una laboriosa coltivazione, antica e futuristica al tempo stesso, sono soggetti del verbo “comprare” senza scivolare nel pericolo del ‘meccanicismo’, in senso lato, insito in un mero e passivo ruolo di acquirente in bottega. Qui il cliente esplora il ceraseto, viaggia mentalmente in una preliminare contemplazione d’ogni potenziale articolo commerciale, ammira con gli occhi e sceglie con una consapevolezza particolarmente allenata. Può, con la dovuta e urbana parsimonia, ogni tanto assaggiare, ed è posto in una bella cognizione di causa dagli iniziali consigli dei titolari, che danno ai visitatori preziose ‘dritte’ prima che essi inizino a inserire ciliegie nei contenitori per l’autoraccolta, fabbricati da persone diversamente abili.
   Nicola Micheletti e Matteo Locatelli volevano creare questo teatro “a mezz’ora dal Duomo” e ci sono riusciti, regalando ai loro ospiti, come hanno dichiarato in un’intervista a “la Repubblica”, una ricca soddisfazione: rincasare “con un cestino pieno e la testa più leggera”.
   Le ciliegie, già in notevole viaggio grazie a Lucio Licinio Lucullo, che le importò da Cerasus in Cappadocia, volano addirittura quando, nello spazio interiore delle coscienze, possono simboleggiare in chiunque una divertente libertà, come quelle, a Ibiza, nel logo di una celeberrima discoteca, l’iconico “Pacha”.

Walter Galasso