![RÊVERIE PRO GIRASOLI [GALASSIA UNO – RACCONTI ALL’ INFINITO / 55] RÊVERIE PRO GIRASOLI [GALASSIA UNO – RACCONTI ALL’ INFINITO / 55]](https://www.romacampodeifiori.academy/wp-content/uploads/2026/01/Sunflower_field_in_Canada5-scaled.jpeg)
ATTRIBUZIONE
AFFERENTE
LA FEATURED IMAGE
WIKIMEDIA COMMONS
File : Sunflower field in Canada5.JPG
File originale (4,000 × 3,000 pixels, file size: 5.22 MB, MIME type: image/jpeg)
Descrizione
Sunflower field in Ontario, Canada
Data
27 Luglio 2013
Autore
Laslovarga
File rilasciato con licenza Creative Commons Attribuzione – Condividi allo stesso modo 3.0 Unported
LINK ALLA LICENZA
https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/deed.en
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DI WALTER GALASSO
Treno, ciuf ciuf, pieno come un uovo, gremito di passeggeri, in un viaggio così così.
Prima, nel bel mezzo della corsa, esso ha avuto un’avaria, vissuta da Enea Cosombo, pendolare a bordo, come una mezza avania, perché secondo lui alla luce dell’alto prezzo del ticket il mezzo dovrebbe lavorare senza pecca alcuna. Il serpentone è stato fermo per un periodo compreso fra dieci minuti, un quarto d’ora e un semestre abbondante (lo stop ha avuto questa esagerata durata nel tempo interiore di tale utente, scocciato e aggredito da un molesto mix di profonda noia e una rabbia effervescente, inclusiva di una schiuma ideale). Poi, fortunatamente nella sfiga, il fatiscente regionale è ripartito, e qualcuno ha immaginato che la ripresa fosse il luminoso frutto delle prodezze di un macchinista poliedrico e volenteroso, capace di riparare il veicolo come l’eroe che, in una canzone intitolata “Sì, viaggiare”, merita un’ovazione, una standing ovation, un’appassionata ola: “Quel gran genio…con un cacciavite in mano fa miracoli”.
Mah, cazzate a parte, è difficile stabilire, nel mare magnum d’inevitabile ignoranza, il perché e il percome della provvidenziale terapia del guasto. Quel che è certo è invece il residuo di delay che questo bene delle Ferrovie ha ancora. Forse, dopo il danno, chi lo pilota ha a tratti accelerato in modo straordinario, per farsi perdonare e recuperare un po’ di gap rispetto ai tempi previsti nel brogliaccio, ma, si sa, quando la frittata è ormai fatta e il dentifricio è uscito dal tubetto è quasi impossibile rimetterlo dentro, a cuccia.
Può fare ‘sta prodezza solo qualche potentissimo mandarino, uno a cui lecchino i piedi pure le lumache quando scorrazzano en plein air dopo la pioggia, ma qui ed ora un tale superman non è a bordo di questo trabiccolo, ergo esso annaspa, va ma in una cronologia imperfetta.
Pazienza, tant’è, pensa Enea, ma senza parole di un preciso linguaggio, inanellando concetti mediante mute emozioni. Meno male che ormai si è quasi giunti a destinazione. Da un po’ di tempo a questa parte si sta facendo strada, in mezzo alla pittoresca giungla di usi e costumi di certa gente, un andazzo: ascoltare musica o vedere un film, su smartphone o tablet, senza cuffie, e pure con il volume del dispositivo abbastanza alto. Alla luce di questo estroverso imperialismo della souplesse, un’interpretazione -come dire?- assai elastica del concetto di libertà, alle orecchie del signor Cosombo giunge un certo inquinamento acustico. Transeat, anche se questo disturbo non è il massimo del comfort -per annacquare l’innervosita indignazione con il ricorso a un eufemismo balsamico-.
Enea è un tipo che sa contare fino a mille, e anche un uomo che doma i bollenti spiriti dell’ira con la contemplazione di bei pezzi della cosiddetta Natura. In questo momento sta guardando il paesaggio, che scorre ai lati del viaggio, e trae un estetico godimento dalla percezione di dettagli interessanti. Per esempio una gialla distesa di fiori: egli crede, a ragion veduta e se tanto gli dà tanto, che siano girasoli.
La vivace mente del quasi mistico osservatore balla tra un flashback in cui gli balugina Vincent Willem van Gogh e uno in cui si ricorda il momento in cui in un avviato supermercato, capitanato da un direttore un po’ stronzo, ha visto il prezzo d’una bottiglia di biologico olio di semi di girasole, di marca Rapunz…, paraponziponzipò! Si ricorda pure che, in quel negozio, quando ha visto quel prodotto ha pensato, in un lucidissimo delirio dei suoi pensieri, che l’olio di oliva è definito il re del suo settore, però lui ama la democrazia, grida “Abbasso la monarchia”, e ha capito da tempo che la borghesia non ha nulla da invidiare all’aristocrazia, anzi…
Ah, dove c’è un’intelligenza vagamente brilla nella vis comica c’è la sensazione che la psiche del burlone si senta a casa propria: Enea arriva a questa considerazione in una variazione sul contenuto d’una nota pubblicità, scherzando ma non troppo con questo gioco di pensieri. E intanto, dopo aver percepito en passant quel mare di fiori, ormai abbondantemente alle spalle del treno, ripensa a quel magico giallo. Aulente causa di un’indifferenza a soqquadro, spettacolo gratis in onde invisibili di un vento eticamente neutro. Petali come piccoli e ritmici saluti, quasi divertiti nel loro movimento a rimorchio. Non c’era un giardiniere, zero vivaisti col pallino della redditizia geometria. E contadini? Nemmeno la categoria degli agricoltori diretti aveva un suo ambasciatore in quel fazzoletto di brada, interessantissima campagna.
In quel tempio di bucolica bellezza l’uomo, inteso come essere umano, aveva fatto un passo indietro, non aveva voluto rubare la scena a quell’ubertosa e abbagliante vegetazione, libera, affrancata da padronali manie di protagonismo. Evviva il girasole!, elianto come il suo parente topinambur e il titolo del romanzo d’uno scrittore italiano, segugio del Sole nel meraviglioso eliotropismo, gaio emblema di ilare entusiasmo, di romantico e non transeunte amore -eterno?, mah, non esageriamo, diciamo eterno finché dura, proprio per non tradire un sano realismo pragmatico-. E pure simbolo, yellow e tendenzialmente artistico, di ottimistica speme e adamantina fedeltà -merce rara di questi tempi, caratterizzati dal rischio che tu (generico) ti distrai un attimo e non ti accorgi che la tua ombra, peggiore di un amico del giaguaro, ti sta tradendo, rivelando a un tuo nemico qualche tuo prezioso segreto-.
Enea si trastulla, anche per ingannare la dura attesa di un arrivo che tarda a porsi in essere, con pensieri equivalenti a giocattoli intellettuali. Però la sua oscillazione -parzialmente involontaria- tra precisione cognitiva e divagazione fantasiosa nulla toglie al rispetto che prova per quella splendida porzione di universale flora.
Chissà nottetempo che cosa succede lì, chissà nelle tenebre di ore piccole piccole, magari a un chiaro di suggestiva ed eloquente luna piena, quali sensi e significati serpeggiano in mezzo a quei fiori. Forse due bandoleri, in fuga dopo un colpo, portando seco il grisbi, alla ricerca di un posto dove occultarlo provvisoriamente, in attesa di venderlo a qualche ricettatore, arrivano, all’incirca alle 2.14 ante meridiem, ai bordi di quel campo. Uno, quello più tamarro, propone al compare di mettere il bottino in mezzo ai girasoli, ma l’altro, ladro gentiluomo, si rifiuta categoricamente. “Ma sei matto? Cosa ti frulla nel cervello? Non possiamo rischiare di fare un danno a quei fiori!”. E la luna, grande amica di ognuno di loro, sorride -ovviamente a suo modo- al bandito pro fiori, facendogli capire “Stavolta, o gringo, mi sei proprio piaciuto”.
Il pendolare è assorto in questa specie di fiabesca rêverie, mentre un vicino passeggero dorme e a tratti russa, quando gli si avvicina il controllore e “Biglietto, prego”. Ha il piglio grifagno di un esattore delle tasse che non molla l’osso. Patatrac! La sua irruzione spacca la favola, il sognatore Cosombo ritorna coi piedi per terra, cioè sul treno, accingendosi a profferire, nonostante il suo fastidio per l’interferenza, il freddo titolo di viaggio. Questa non è poesia, e nemmeno Ibiza, diciamo che è più prosa di tran tran in un tren…, ma il ferroviere, che non sa leggere nei pensieri con la cosiddetta telepatia, è innocente, non sa di aver interrotto un sogno a occhi aperti, ed Enea lo assolve da ogni suo peccato. Vuole che lui esibisca il biglietto o l’abbonamento come un arbitro di calcio mostra un cartellino rosso? No problem, così sia.
Walter Galasso
