![UN LAVAGGIO DI CAPELLI BATTE UN LAVAGGIO DI CERVELLO [GALASSIA UNO – RACCONTI ALL’ INFINITO / 53] UN LAVAGGIO DI CAPELLI BATTE UN LAVAGGIO DI CERVELLO [GALASSIA UNO – RACCONTI ALL’ INFINITO / 53]](https://www.romacampodeifiori.academy/wp-content/uploads/2026/01/2026-01-17_22-13-59-198_copy_4080x5921-scaled.png)
*
Academy Roma Campo de' Fiori
***
Athenaeum
SUPERCLUSTER DI GALASSIE LIT
Sezione 2
RACCONTI
*********************************************
DI WALTER GALASSO
Una persona con un libero arbitrio non fortissimo, vagamente manipolabile da manipolatori che le si presentano sotto mentite spoglie apparendole guru di sciccherie, è andata, mogia mogia e brava brava, in una sala cinematografica, per vedere un lungometraggio altamente consigliato dallo star system. Star, schiocco di dita, le ha detto “È imperdibile, guai a ignorarlo, venghino signori, venghino!”, gabellando per titanico capolavoro un normale film, e lei “Sissignore, bwana, corro fuggo obbedisco, altrimenti mi sento tagliata fuori dal buon senso”. Ieri ha visto ‘sta pellicola e, tornata a casa, si è sentita quasi in brodo di giuggiole, gasata e fiera per aver compiuto l’exploit d’ammirare un exploit altrui.
Oggi, siccome star è eclettico, e stambura prodotti a tutto campo, spaziando da una categoria merceologica a un’altra come un turista cambia spesso posizione nella città che si è prefisso di visitare, la signora, lady Maddalena, tipa perennemente aggiornata, vuole seguire il secondo consiglio datole dal sistema. Ella, bella e non ribelle, si sta recando in processione, insieme a molti altri soggetti, in una libreria della sua città, uno store dove un autore presenterà il suo ultimo libro di materiale carta, una pubblicazione presso una Casa editrice che, per distinguersi dalla massa -essa ha il diritto di fare tutto ciò che voglia nel perimetro giuridico del suo raggio d’azione professionale-, sta seriamente ipotizzando di presentarsi al pubblico con una nuovo nome: Reggia editrice.
Intanto questa azienda -ufficiale motto: “business is business, abbasso l’Io e l’Es”- è strenuamente impegnata nel lancio dell’operetta dello scrittore a cui più tiene, Armando Diego Zorro di Pomerania -probabilmente un nom de plume-. La Casa quasi Reggia è stata chiara nelle scorse settimane: la fatica letteraria di costui va acquistata, e ogni eventuale esitazione nel progetto di comprarne una copia va reputata una forma d’ignoranza della mente e sonno della ragione.
Madda, lungi dal voler corre il pericolo di essere reputata la proprietaria di un cervello che schiaccia troppe pennichelle, è pronta, dopo essere stata persuasa dagli amici e dagli amici degli amici quell’editore, a fare il proprio dovere. Anche perché, certissima di non esserne stata ipnotizzata, in un lavaggio del cervello artatamente posto in essere da quei volponi del marketing, crede profondamente che la sua ammirazione per quel lavoratore creativo affondi le sue chilometriche radici solo ed esclusivamente in sé, nella propria capacità d’intendere e di volere, nella propria cultura generale, nella visione del mondo che abita, con invisibile eleganza, nella sua testa e sotto la sua chioma, in genere curata da un coiffeur, Artois -nome vero: Rocco-, ch’ella crede più creativo di Vincent van Gogh.
La Madame -da non confondere con una cara amica del segretario del cognato della psicanalista che cura la nipote, Gemma, di questa donna- poco fa si è agghindata di tutto punto, mettendo in croce il povero marito, il pantofolaio Gianni Ramarro, intento a seguire in tivvù il suo sport preferito: il tennis. Come mi sta? Tu che dici? Ma secondo te mi dona più il giallo paglierino o il rosso valentino? Forse troppa eleganza stona? Io penso che questo tailleur mi stia un bijoux, sei d’accordo? -domanda oltremodo retorica, l’uomo doveva, per il suo bene, rispondere con 3 sì, e tre sì hanno visto la luce nella sua acquiescente bocca-. Ha letteralmente torturato il tapino coniuge, facendogli perdere tempo al solo fine di indurlo ad allinearsi con le decisioni che lei aveva sotto sotto già prese fra sé e sé: un abito arcigriffato, acquistato nell’emporio -di haute-couture, roba grossa!- di una protagonista della locale vita mondana, Evita Landoni, ricca filantropa, spesso al centro d’importanti battaglie in favore del Made in Italy quando la lode del Made in Italy conviene alla sua bottega.
Adesso, dentro questo fulgido outfit -le piace così tanto che ha la sensazione di attirare l’attenzione pure del Sole-, cammina, con maliziose e libertine oscillazioni, alla volta della libreria. Incede, con musicale regolarità ritmica, come una diva acqua e sapone. L’acqua e il sapone consistono nel fatto che si sta spostando a piedi; ‘diva’ è invece un termine relativo a tutto il resto. Combatte l’insidioso rischio di passare inosservata come un predatore o un cacciatore bracca una preda -la sua cacciagione è l’eventualità che si senta una qualunque, non al centro della scena o comunque dentro un prestigioso cono di luce-.
Deambula con la signorilità coreografica di una ballerina Étoile, seminando nella trasparente aria cittadina una galeotta scia di profumo. I maschi che lo captino probabilmente sono imprigionati in un secondo canale di eccitazione, quello olfattivo, dopo quello visivo e nella speranza di ritrovarsi nel terzo, quello del tatto. Lei crede questo, crede di sedurre con il suo sex appeal collaudato in tanti topici e tipici banchi di prova -ebbene sì, costei ha tradito il suo Gianni, in uno di quei casi in cui il becco marito è l’ultimo a saperlo, l’ultimo ad accorgersi della presenza sul suo cranio delle famose corna che simboleggiano la poligamia della polarità partner-.
Però oggi vive il suo fascino sentendosi in una psicologica dimensione di ambiguità. Con gli uomini, normali, che al suo passaggio le tributano uno sguardo di ammirazione, sta facendo, su questo non ci piove, un figurone, ma l’apologia del loro eros lascia il tempo che trova, non è verissima gloria. Con Lui, il fico Armando, ha invece paura di non apparire in un modo vincente. Anela a piacergli, se lo augura con tutto il cuore, non esclude a priori di poter conquidere anche quel marpione dell’establishment, così celebrato da un battage che dura da anni, nondimeno Lady Maddalena non ne è certa, e incrocia le dita.
“Speriamo bene!”, esclama nei suoi pensieri, mentre esce un sospiro dalla sua cavità orale, impegnata a masticare discretamente una gomma americana, ché se ella riesce a parlarGli vuole comunicare alle sue narici che il proprio alito profuma.
Inutile l’escamotage del chewing gum per evitare puzza d’alito in un abboccamento con lo scrittore. Quando la donna arriva nella libreria, infatti, trova la sua titolare, l’organizzatrice della presentazione, immersa in un rito di scuse. Zorro di Pomerania purtroppo non può venire, per causa di forza maggiore: ha perso un aereo, perché, esso in procinto di partire, un passeggero voleva salire a bordo del jet in compagnia del suo pet, un cammello e, quando gli hanno detto “No”, ha dato in escandescenze, alcuni compagni di viaggio si sono schierati dalla sua parte, ne è nato un parapiglia, non è stato facile trarre l’uomo in arresto, e la partenza è slittata… Lo scrittore si scusa con le ammiratrici e gli ammiratori, ma giura sul proprio onore che il loro incontro è rimandato solo di un giorno. Domani, stessa spiaggia stesso mare, anzi no, stessa libreria stessa ora, lui sarà qui, pronto a regalare ad ammiratrici e ammiratori un meraviglioso firmacopie. Maddalena ha un moto di interiore disappunto. Lei non potrà esserci, perché domani a quest’ora ha già in agenda un improcrastinabile appuntamento con il mitico Artois. Senza nulla togliere a Zorro di Pomerania, nella sua scala di valori il periodico rito nel salone del suo coiffeur viene prima di un libro suggeritole dal sistema. Evidentemente Star, inteso come Star System, non è ancora perfetto e può fare cilecca, sia pur solo per un imponderabile imprevisto, se nella psiche di una come Madda il suo lavaggio del cervello ha meno potere del coiffeur che le lava i capelli.
Walter Galasso
